lunedì 6 novembre 2017

Destabilizzazioni

Quello che veramente ognuno di noi è ed ha, è il passato; quello che siamo e abbiamo è il catalogo delle possibilità non fallite. Non esiste un presente, procediamo ciechi verso il fuori e il dopo, sviluppando un programma stabilito con materiali che ci fabbrichiamo sempre uguali. Non tendiamo a nessun futuro, non c’è niente che ci aspetta, siamo chiusi tra gli ingranaggi d’una memoria che non prevede altro lavoro che il ricordare se stessa.
Ti con Zero, Italo Calvino

Ho tanto bisogno di scrivere in questo periodo, eppure non ci riesco, ho lasciato che il tempo scorresse senza di me in questo luogo, ed ogni giorno in più che passa mi sembra sempre più difficile mostrarmi per dire che sono qui, e che non me ne sono andata. Sono soltanto in crisi. In crisi con cosa? In crisi con chi? Con me stessa, solo e indissolubilmente. A volte vorrei prendere in mano il tempo e fermarlo, organizzarmi la vita in ogni minimo dettaglio e solo allora far ripartire il tempo e andare avanti. In realtà la mia vita è alquanto chiara, e con essa i miei obiettivi su come proseguire per il sentiero. Solo in teoria. In pratica, ho un grosso vuoto dentro che mi fa stare ferma, e non riesco a mettere ordine quei piccoli impegni che sembrano sovrastarmi le giornate in modo del tutto immotivato. Tre esami, la tesi, un nuovo lavoro di 150 ore in collaborazione con l'Università. Dobrebbe essere tutto lineare, ma spesso mi capita che il solo viaggio in treno per arrivare in Capitale mi stanchi così tanto, mi destabilizza, mi logora nel fisico e nella concentrazione. Forse sono solo tanto stanca, ma ormai me lo ripeto da mesi e la situazione non cambia. Forse vorrei che tutto questo cambiasse, forse vorrei soltanto svegliarmi domani ed aver già perseguito tutti i miei obiettivi. Forse devo soltanto fermarmi e riordinare l'agenda, per prepararmi all'ultimo sforzo, che sembra immane. 
Un esame alla volta, un obiettivo per volta, senza distrazioni. Mi ha detto una persona, ieri. No, non tutto insieme, non pensando di essere una Wonder Woman, non forzando i miei tempi solo perchè la meta sembra così vicina da esserlo.

E poi c'è una altra questione che mi destabilizza le budella. Un po' me ne vergogno a scriverne, ma so già che mi farebbe più male se la tenessi per me. Per dirlo con una citazione Here we go again, infatuation. Touches me just when I thought that it would end (Green Day, Going to Pasalacqua). Pensavo di essere intoccabile, che ingenua. Pensavo di stare al di sopra di tutto e tutti, ben seduta sul mio piedistallo e lontana dalle tentazioni. E invece mi sbagliavo. Oh, se mi sbagliavo. E, come ogni altra cosa che non ti aspetti, mi ha presa tra capo e collo e mi sta mettendo una paura fottuta. Non sei il carnefice, Lola, sei soltanto la vittima... vittima del fascino di costui e non sei tu a deciderlo, però puoi controllarlo, se vuoi. Siamo delle bestie con dei bisogni, ma siamo anche umani, con dei sentimenti. Hai ragione, mio consigliere di un Gabbo. Siamo entrambe le cose. Bestie e umani. E cosa c'è di più umano che scoprire che siamo delle bestie continuamente tentate dal desiderio?  


Ed è così che mi sento adesso, una bestia. Un animale. Destabilizzata dai segnali del mio corpo, destabilizzata dal mio Es che fa a cazzotti col Super Io. E poi c'è lui, il tentatore. Quattro chiacchiere durante il turno di lavoro, chiedersi aiuto, darsi consigli, lavorare affiatatamente. Sentire la tensione elettrica tra i corpi, impalpabile, farsi sfiorare la spalla con un gesto troppo intimo per due semplici conoscenti e sentirsi dire quanto sei bella oggi, Lola, sai? Sei davvero bella e scoppiare a ridere per l'imbarazzo, avvampando come un'adolescente insicura con l'apparecchio per i denti al primo complimento. Di certo sono una frana ad incassare i complimenti e di certo sono troppo insicura del mio corpo per accettarli veramente, però questa è un'altra storia. No, non manderò a puttane la storia che ho con l'Ingegnere solo per due scintille. Però mi fanno paura, e come se mi fanno paura. Non mi sono mai sentita così tanto vicina al fuoco da sentirmi avvampare dentro, eppure senza farmi consumare da esso, con la consapevolezza che basta poco, basta veramente poco per bruciarsi. E lo voglio, ma non voglio. Tiratemi una secchiata d'acqua in testa, ve ne prego. Con affetto.

 

venerdì 29 settembre 2017

Un altro settembre

E' sempre così dopo un esame: torno a casa con il primo regionale disponibile, mangio pane e nutella, mi metto a dormire perchè ho mal di testa. Se i pianeti sono allineati, mi faccio un ditalino e il mal di testa è passato, altrimenti devo ricorrere al Santo Graal dello stress post-esame, il ketoprofene. Ho anche fatto una maschera viso questa volta, un albume d'uovo sbattuto e spalmato sul viso insieme a della carta igienica, mi sentivo tanto Giovanni Muciaccia. Ero ridicola è vero, somigliavo a Tutankhamon da morto, però dopo anche mio fratello mi ha detto che sembravo radiosa. Beh, non ha usato proprio quel termine ma l'intenzione era quella. E stamattina ho fatto anche l'hennè e la ceretta. Praticamente ho finito il letargo. Penso che sia andato bene, l'esame. Non ho copiato, non ci riesco mai. Ogni volta mi preparo i bigliettini alla vecchia scuola o i mega riassunti sul telefono ma niente, mi tremano le mani e mi agito, non ci riesco a fare la disonesta. Dopo l'esame di chimica ed ecologia non sono riuscita a studiare come si deve. Non sono riuscita nemmeno a mettere mano alla tesi. Il vuoto più totale. Ogni volta che cercavo di aprire qualche libro riuscivo ad immagazzinare meno della metà di quello che dovevo, sembravo un bambino affetto da DDAI. Ironico, poi, perchè l'esame era proprio sulle disabilità a scuola. Sono riuscita a ricordare più di quello che credevo. Certo, non tutto quello che volevo, non avevo il tempo materiale per studiare a menadito sei libri sui disturbi dello sviluppo e sulla didattica inclusiva, però davanti a quelle nove domande non mi sono sentita una stupida. Non mi capita spesso, di solito quando sento di non aver studiato è perchè non ho studiato per davvero e mi ritiro dopo cinque minuti, ma questa volta non è andata così. Ho sottovalutato la mia preparazione, anche se incompleta, frammentata e sofferente. Forse non ho staccato veramente la spina e la mia salute mentale ne ha risentito, come al solito. Forse questo conto alla rovescia mi stordisce, forse più mi avvicino alla meta e più la sento lontana, forse mi sto sbagliando e mi arriverà un'insufficienza e sarò ancora a meno quattro. Ho solo voglia di comprare un cartoncino colorato e scriverci sopra gli orari dei corsi da seguire e stare con il culo appiccicato alla sedia a prendere appunti ogni fottuto giorno, non voglio sprecare un altro settembre. Sento che la strada è qui da qualche parte, devo soltanto camminare.

sabato 23 settembre 2017

Non mi interessa

Non mi interessa quello che fai per vivere
voglio sapere cosa brami e se hai il coraggio di sognare
per andarti a prendere ciò che il tuo cuore desidera.

Non mi interessa quanti anni hai
voglio sapere se sei disposto a sembrare un pazzo
per amore, per i tuoi sogni, per sentirti vivo.

Non mi interessa sapere quali pianeti sono allineati con la tua luna
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore 
se sei stato aperto ai tradimenti della vita
o se ti sei inaridito e chiuso
per paura di soffrire ancora.

Voglio sapere se sei in grado di fare i conti con il dolore
il mio e il tuo
senza fare nulla per nasconderlo o far finta che non ci sia.

Voglio sapere se riesci a a vivere con la gioia
la mia o la tua
se sai ballare con furore e lasciare che l'estasi ti pervada
dalla punta delle dita a quella dei piedi 
senza preoccupartene
senza essere prudente
senza essere realistico
senza ricordare i limiti dell'essere umani.


L'invito, Oriah Mountain Dreamer


martedì 12 settembre 2017

Questione di fede

Ultimamente penso molto alla religione. Io non sono una che crede, anche se in passato ci ho provato. Frequentavo il catechismo con assoluta devozione e non ho mai messo in discussione gli insegnamenti che la chiesa cattolica mi dava, fino al giorno in cui l'ho fatto, e allora ho abbandonato tutto, senza clausole, senza compromessi. Fondamentalmente ho abbandonato la chiesa nel momento in cui mi sono fatta delle domande. Perchè se uccidi puoi pentirti e prendere l'eucaristia, mentre se divorzi ti viene negato il corpo di cristo? Perchè è considerato un peccato così grande fare sesso prima del matrimonio (cosa che oggi quasi nessun cristiano ne tiene più conto, ma al catechismo ci facevano due palle esagerate su questa cosa del sesso)? Perchè è un peccato così grande usare il preservativo? Perchè se sono omosessuale vengo allontanato dalla chiesa? Forse oggi la maggior parte di questi quesiti sono molto superati, ma quando ne avevo 16 litigavo con il professore di religione del liceo che diceva che i gay (mai nominare le lesbiche, quelle non esistevano 11 anni fa) erano praticamente dei sodomiti che si facevano il lavaggio del cervello a vicenda e che dovevano essere considerati alla stregua dei pedofili. Okay, io spero vivamente che oggi i professori di religione siano un tantino migliorati, ma non ne sono poi così sicura. E così ho cominciato il mio cammino sereno verso l'agnosticismo, se così lo vogliamo chiamare. Non mi importava davvero dei Santi o del Dio uno e trino, se dovevo seguire certe "regole" non volevo che fosse il mio, di Dio.

In Trentino ho conosciuto un ragazzo particolare, figlio dei proprietari dell'albergo dove ho alloggiato. Molto espansivo, era piacevole fermarsi di tanto in tanto a parlare con lui di "questioni di vita". Mi è sembrato molto razionale, eppure molto credente. La sua fede quasi "lucida" mi ha del tutto spiazzata, non riuscivo a capire come una persona all'apparenza così logico e riflessivo su ciò che lo circondava, potesse dentro di sè appellarsi alle questioni di fede. E così mi sono ritrovata a pensare alla mia fede, dopo tanti anni, dopo tanti silenzi su questo mio aspetto della vita. Non siamo tutti uguali, ed è più vero che mai. Non siamo tutti uguali, e forse proprio in virtù di questo non dovrei meravigliarmene così tanto. Ognuno cerca di salvare la propria anima in modo diverso e ben venga, se riusciamo a non dannarci l'anima. Io resto ancora lì, a guardare i fedeli e a dirmi che forse sarebbe più facile riconoscere un dio e affidare le mie preghiere a Lui. A volte mi dico che ho una mia etica, e questo dovrebbe bastarmi, ma non è sempre così. Poi guardo agli obiettivi che mi sono posta e sì, ho fede. Anche se non è un Dio con una bella chiesa e tante statuette. Ed è più difficile di quanto pensassi.

venerdì 1 settembre 2017

Ritorni e sempre ritorni

Una settimana in Südtirol, poi subito a casa a preparare gli esami per la sessione di settembre. Una settimana passa in fretta, soprattutto se si è in vacanza. Una settimana passa in fretta, sopratutto se si è in mezzo ai propri colori preferiti. 

Il primo giorno ho goduto del cielo blu e delle montagne verdi. Il secondo giorno ho pianto, varcando un sentiero inaspettato che ha messo a dura prova la mia paura per le altezze e per gli strapiombi. Dovrei dirmi "brava", mi ha detto l'Ingegnere. Io invece continuavo a dirmi "stupida codarda" o "maledetta ciompa" e non desideravo altro che il divano di casa mia. Poi le due ore e mezzo di cammino sono passate e mi sono goduta il panorama. Forse non è valsa troppo la pena (Oh, a me non è piaciuto Croda da Lago, checchè ne dicano le ceneri di Dino Buzzati) però è vero, l'ho fatto, e non me ne sono andata a metà percorso. Forse dovrei dirmelo, "brava". Il terzo giorno abbiamo goduto del famoso lago in barca. Il quarto giorno sulla funivia in giro per l'Austria a cercar cartoline antiche. E poi così, il quinto giorno già pensavi che era tutto andato, e chissà quando avresti rivisto quei luoghi meravigliosi, che sono lì da sempre, e che sanno metterti il buonumore solo con un soffio di erba bagnata. 

Per me non è stata una semplice vacanza. E' stato vivere delle esperienze nuove, conoscere meglio la famiglia dell'Ingegnere, capire che no, non siamo perfetti come alle cene organizzate qiattro giorni prima. Forse è stato anche ubriacarmi la vista di bei colori, bei profumi, bei sapori. E, come al solito, i luoghi più belli al cuore non si percepiscono in una foto, non puoi davvero portarti a casa quel blu. O almeno puoi provarci, con sei etti di Speck Alto Adige IG.P, i formaggini kräuter alle erbe aromatiche, il burrocacao alla calendula del Maso, le Palle di Mozart al pistacchio e marzapane. Ma no, non ci riuscirai. 

sentiero di Sesto per rifugio Croda Rossa
Sesto (BZ)

sabato 19 agosto 2017

Vacanze

Trolley, Super Zaino accessoriato, barrette di cioccolato al cocco, cuscino vibrante per collo. Pronta per otto ore di viaggio. Dolomiti arrivo, la Lola se ne va al fresco. 

giovedì 10 agosto 2017

La panchina dei sogni infranti

Ero alla ricerca disperata di appunti-riassunti-dispense e tutto ciò che avrebbe potuto darmi una mano a capire un testo indecifrabile sulla percezione visiva nell'arte che mette in mezzo la teoria della Gestalt e altre cosucce di carattere grafico e psicologico. Tutto molto bello, ma scritto con i piedi (o peggio, forse tradotto con i piedi). Quindi eccola lì, la Lola, a chiedere aiuto alle arpie della sua facoltà. Mi sono ritrovata con messaggi vocali mai ascoltati, simpaticissime secchione da 30elode che alla domanda "avresti degli appunti delle lezioni? Ovviamente te li pago" mi rispondono con un logico "mi dispiace, i libri non li vendo" e cose di questo tipo. Per fortuna, alla fine è arrivato un Deus ex machina a salvarmi: un simpatico sito dove puoi scaricare migliaia di appunti pagandoli con dei "crediti" che riceverai a tua volta caricando sul suddetto sito i tuoi appunti. Mi è sembrato uno scambio più che equo, così mi sono fatta prendere da un raptus e ho preso il caro hard disk per riesumare qualche tomba egizia dei primi anni di università. 

No, non volevo parlarvi di come mi sta andando lo studio in pieno agosto con 40 gradi all'ombra. Volevo parlarvi di un ricordo adolescenziale che mi è capitato sotto al naso proprio oggi pomeriggio, mentre ero alla forsennata ricerca di appunti da caricare sul sito di belzebù. 

Era il 17 gennaio 2013, o almeno così dice il file word che ho trovato. Seguii un laboratorio a frequenza obbligatoria sul fenomeno sociale delle scritte murarie. Quel professore era una bomba e quel corso era davvero interessante. Per darci l'idoneità da un credito ci chiese di raccontare un nostro aneddoto sull'argomento, o semplicemente di andare per strada e provare ad analizzare una scritta muraria a caso (considerandole poi da un punto di vista sociale e pedagogico).

"(...) La scritta muraria che vorrei proporre esiste realmente ed è stata realizzata dalla sottoscritta insieme ad un gruppo di amiche anni fa, su un muro nei pressi della scuola che frequentavamo insieme. La scritta, fatta con un pennarello indelebile di colore rosso, recitava “This is the boulevard of broken dreams” ovvero “Questo è il viale dei sogni infranti”. La frase ha un duplice significato. Innanzitutto, perché scriverla? E’ stato un segno di autoaffermazione, un modo per rendere più solido il gruppo di appartenenza, in quanto la frase era stata presa da una canzone particolare che sembrava tirar fuori i sentimenti del gruppo. Bisogna poi aggiungere che sotto la scritta c’erano anche le “firme” delle componenti del gruppo, per dare enfasi e rendere il messaggio chiaro e di possesso del gruppo che l’ha ideato e poi scritto. 

In una società che chiede di seguire gli “standard”, il significato educativo di tale scritta potrebbe essere quello di comunicare un messaggio a tutti ma allo stesso tempo di farne capire il significato solo ad un ristretto gruppo di persone. 

Il gruppo e l’amicizia hanno un ruolo fondamentale nella società, e condividere uno stesso “credo”, che sia un’idea politica o la frase di una canzone può rafforzare un legame d’amicizia, e nell’educazione l’amicizia è importante per l’autostima e la personalità, l’appartenenza ad un gruppo aiuta il soggetto singolo a sentirsi parte di una società con delle peculiari caratteristiche."

Mi viene la pelle d'oca solo a rileggerlo. Quando ho scritto quell'elaborato avevo 23 anni (merda, 23 anni. Che cazzo facevo a 23 anni nella vita?), ma quella scritta risale a quando ne avevo 16 circa. Eravamo in tre su quella panchina, e pensavamo di spaccare il mondo. Esatto, una panchina. Ho mentito sull'elaborato, scrivere che si trattava di un muro faceva ovviamente più "figo", ma il significato era sostanzialmente lo stesso. Uscivamo ogni sabato, e sempre nella solita piazza del solito paese dove abito ancora oggi. Dopo qualche "vasca" (tipo venti) ci andavamo a sedere su una panchina tonda, di quelle con al centro una fioriera. Era sempre la stessa panchina, e lì ci raccontavamo di tutto. Eravamo arrabbiate con i nostri genitori, eravamo arrabbiate col mondo. Nessuno ti capisce, a 16 anni. Odiavamo tutti, volevamo essere diverse, ci sentivamo diverse. Ed era bello, perchè eravamo diverse insieme. E allora decidemmo di scrivere quella frase su quella panchina, simbolo del nostro "amore" per i Green Day. Quella canzone per noi era uno stile di vita. Passavamo le ore a guardarne il videoclip su MTV e cazzo, li vedevamo passeggiare per le strade deserte di quella città e ci sentivamo sole esattamente allo stesso modo. Per noi quella panchina era il nostro viale, la nostra boulevard of broken dreams. Poi, col tempo, quei sogni si sono infranti insieme a quella panchina, e con essi quella piccola scritta "coraggiosa" e codarda al tempo stesso. Che cretina che ero.

Dopo undici anni, niente è come me lo sarei mai immaginato. La mia unica preoccupazione erano un paio di cicatrici, mentre adesso ne ho a centinaia e mi sembra alquanto inutile provare a nasconderle, non sono mai riuscita a nascondere niente, io. Nel frattempo, cerco di leggere tra le righe, penso a cosa è giusto e cosa è andato a farsi fottere. Controlli i miei segni vitali per capire se sono ancora vivo... e cammino da solo. (cit.)