sabato 19 agosto 2017

Vacanze

Trolley, Super Zaino accessoriato, barrette di cioccolato al cocco, cuscino vibrante per collo. Pronta per otto ore di viaggio. Dolomiti arrivo, la Lola se ne va al fresco. 

giovedì 10 agosto 2017

La panchina dei sogni infranti

Ero alla ricerca disperata di appunti-riassunti-dispense e tutto ciò che avrebbe potuto darmi una mano a capire un testo indecifrabile sulla percezione visiva nell'arte che mette in mezzo la teoria della Gestalt e altre cosucce di carattere grafico e psicologico. Tutto molto bello, ma scritto con i piedi (o peggio, forse tradotto con i piedi). Quindi eccola lì, la Lola, a chiedere aiuto alle arpie della sua facoltà. Mi sono ritrovata con messaggi vocali mai ascoltati, simpaticissime secchione da 30elode che alla domanda "avresti degli appunti delle lezioni? Ovviamente te li pago" mi rispondono con un logico "mi dispiace, i libri non li vendo" e cose di questo tipo. Per fortuna, alla fine è arrivato un Deus ex machina a salvarmi: un simpatico sito dove puoi scaricare migliaia di appunti pagandoli con dei "crediti" che riceverai a tua volta caricando sul suddetto sito i tuoi appunti. Mi è sembrato uno scambio più che equo, così mi sono fatta prendere da un raptus e ho preso il caro hard disk per riesumare qualche tomba egizia dei primi anni di università. 

No, non volevo parlarvi di come mi sta andando lo studio in pieno agosto con 40 gradi all'ombra. Volevo parlarvi di un ricordo adolescenziale che mi è capitato sotto al naso proprio oggi pomeriggio, mentre ero alla forsennata ricerca di appunti da caricare sul sito di belzebù. 

Era il 17 gennaio 2013, o almeno così dice il file word che ho trovato. Seguii un laboratorio a frequenza obbligatoria sul fenomeno sociale delle scritte murarie. Quel professore era una bomba e quel corso era davvero interessante. Per darci l'idoneità da un credito ci chiese di raccontare un nostro aneddoto sull'argomento, o semplicemente di andare per strada e provare ad analizzare una scritta muraria a caso (considerandole poi da un punto di vista sociale e pedagogico).

"(...) La scritta muraria che vorrei proporre esiste realmente ed è stata realizzata dalla sottoscritta insieme ad un gruppo di amiche anni fa, su un muro nei pressi della scuola che frequentavamo insieme. La scritta, fatta con un pennarello indelebile di colore rosso, recitava “This is the boulevard of broken dreams” ovvero “Questo è il viale dei sogni infranti”. La frase ha un duplice significato. Innanzitutto, perché scriverla? E’ stato un segno di autoaffermazione, un modo per rendere più solido il gruppo di appartenenza, in quanto la frase era stata presa da una canzone particolare che sembrava tirar fuori i sentimenti del gruppo. Bisogna poi aggiungere che sotto la scritta c’erano anche le “firme” delle componenti del gruppo, per dare enfasi e rendere il messaggio chiaro e di possesso del gruppo che l’ha ideato e poi scritto. 

In una società che chiede di seguire gli “standard”, il significato educativo di tale scritta potrebbe essere quello di comunicare un messaggio a tutti ma allo stesso tempo di farne capire il significato solo ad un ristretto gruppo di persone. 

Il gruppo e l’amicizia hanno un ruolo fondamentale nella società, e condividere uno stesso “credo”, che sia un’idea politica o la frase di una canzone può rafforzare un legame d’amicizia, e nell’educazione l’amicizia è importante per l’autostima e la personalità, l’appartenenza ad un gruppo aiuta il soggetto singolo a sentirsi parte di una società con delle peculiari caratteristiche."

Mi viene la pelle d'oca solo a rileggerlo. Quando ho scritto quell'elaborato avevo 23 anni (merda, 23 anni. Che cazzo facevo a 23 anni nella vita?), ma quella scritta risale a quando ne avevo 16 circa. Eravamo in tre su quella panchina, e pensavamo di spaccare il mondo. Esatto, una panchina. Ho mentito sull'elaborato, scrivere che si trattava di un muro faceva ovviamente più "figo", ma il significato era sostanzialmente lo stesso. Uscivamo ogni sabato, e sempre nella solita piazza del solito paese dove abito ancora oggi. Dopo qualche "vasca" (tipo venti) ci andavamo a sedere su una panchina tonda, di quelle con al centro una fioriera. Era sempre la stessa panchina, e lì ci raccontavamo di tutto. Eravamo arrabbiate con i nostri genitori, eravamo arrabbiate col mondo. Nessuno ti capisce, a 16 anni. Odiavamo tutti, volevamo essere diverse, ci sentivamo diverse. Ed era bello, perchè eravamo diverse insieme. E allora decidemmo di scrivere quella frase su quella panchina, simbolo del nostro "amore" per i Green Day. Quella canzone per noi era uno stile di vita. Passavamo le ore a guardarne il videoclip su MTV e cazzo, li vedevamo passeggiare per le strade deserte di quella città e ci sentivamo sole esattamente allo stesso modo. Per noi quella panchina era il nostro viale, la nostra boulevard of broken dreams. Poi, col tempo, quei sogni si sono infranti insieme a quella panchina, e con essi quella piccola scritta "coraggiosa" e codarda al tempo stesso. Che cretina che ero.

Dopo undici anni, niente è come me lo sarei mai immaginato. La mia unica preoccupazione erano un paio di cicatrici, mentre adesso ne ho a centinaia e mi sembra alquanto inutile provare a nasconderle, non sono mai riuscita a nascondere niente, io. Nel frattempo, cerco di leggere tra le righe, penso a cosa è giusto e cosa è andato a farsi fottere. Controlli i miei segni vitali per capire se sono ancora vivo... e cammino da solo. (cit.)

 

giovedì 3 agosto 2017

Nostalgia della Regina

Ho fatto un giro sul vecchio blog, quello della regina. Ho letto qualche riga, sbirciato qualche commento. Alcuni vecchi "seguaci" sono ancora qui, imperterriti. E io sono ancora qui, incredibile ma vero. Cos'è cambiato? Non saprei dirlo con certezza, forse tutto e forse niente. La stanca è cambiata. La Regina abitava in un bosco un po' cupo, Lola è circondata da finti fiori dai toni rosati, un po' bon ton. La Regina si sentiva tanto sola... Lola lo è. Non mi riferisco alla solitudine del corpo, in realtà. Ho un uomo che ami ama, un uomo che amo (e vi assicuro che le due figure sono identiche e sovrapponibili). Ho alcuni amici, non troppi. Ho un cane che mi fa le coccole quando mi sveglio al mattino, una madre che mi alza le tapparelle alle otto del mattino. In vacanza. Ad Agosto. 

Però sono effettivamente sola. Non parlo più con me stessa, ormai mi concedo semplici resoconti della mia vita a mo' di lista spesa, o di diario di una piscopatica in riabilitazione. Faccio un elenco degli esami che mi mancano alla laurea (sono diventati quattro, ve l'avevo detto), mi lamento. Mi lamento. Mi lamento. Minchia se non mi lamento. Ma non vi sarete annoiati di tutto questo lamento? La vecchia Regina ne avrebbe di cose da rimproverarmi, ma se avessi ancora la metà del suo spirito, non me ne importerebbe un fico secco di tutto il mio lamentarmi. Mi lamenterei senza lamentarmene, anche se suona un po' squilibrante. 

Per un attimo ho pensato "ora mi trasferisco nel bosco, cambio ambientazione", ma a cosa servirebbe? Ho appena letto qualcosa a proposito dell'equilibrio visivo nell'arte. Tutto si riduce a un punto, ben centrato. Tutto il resto ci crea tensione oculare, squilibrio interno, ambiguità relativa. 


Sono fusa. Completamente fusa. Mi serve una pausa da me stessa, vorrei parlarmi di più, essere più sincera. Vorrei riprendere ad ascoltare musica, andare ai concerti, vorrei scrivere racconti e partecipare a concorsi dove si vince la pubblicazione su un libro che devo pure comprarmi. Tanti vorrei, chiusi nel vaso di Pandora, ad aspettare un po' di Speranza. Te lo prometto, Lola, lo farai. Tutto quello che vorrai.

domenica 23 luglio 2017

E poi l'amore

Ho dovuto prendermi una pausa dal blog, non volevo che diventasse un pisciatoio di lacrime amare giornaliero. Tante volte ho aperto questa pagina e ho scritto, in preda alla rabbia, per poi premere il tasto CANC. No, non mi avrebbe fatto bene mettere nero su bianco quest'ultimo mese e mezzo di vita, anche se è ancora qui nella mia scatola nera del fegato e non se ne andrà via facilmente. 

Ho provato a rialzarmi, e si può dire che ci sono più o meno riuscita, a dispetto dei miei nervi. Sono crollata, sono crollata ormai da un po'. Mi sento rotta, oltraggiata, denigrata, pestata. Poi c'è l'altro lato della medaglia, quello che mi porta da lui, l'ingegnere, e lì mi sento amata, adorata, apprezzata, desiderata, stimata. Lì, nelle sue braccia, ritrovo il mio Eden, la mia purezza d'animo. In realtà ho sempre odiato le persone che spostano il loro centro di gravità verso il partner, senza dare spazio a nessun altro. Ora però so qual è la mia realtà, ed è che adesso so che posso fidarmi solo di lui e che lui è il mio fottuto centro dell'universo, e non lascerò che sia qualcosa di diverso. Però ce lo siamo detti, qual è il nostro significato di universo. Lui con me si sente completo, a me manca ancora qualcosa per essere felice. Mi manca il mio posticino nel mondo, mi manca avere un nome scritto su un campanello, una bolletta della spazzatura intestata, una casa mia da pulire, un cane da spazzolare. 

Ho accettato due voti bassi all'università perchè a dispetto della media preferisco la libertà. Mi mancano quattro esami, ho tanta voglia di concludere il mio ciclo di studi, a dispetto di tutte le parole di sconforto del padre che mi ha generata e che mi vorrebbe vedere solo in cucina a preparargli la pasta che sarà sempre insipida, o al massimo "saprà di poco". Ho pianto, urlato, giurato di scappare il prima possibile. Devo stringere i denti, e devo farlo lasciando accesso quel piccolo lumicino di sanità mentale che mi resta e che a volte mi abbandona. La verità è che, se vogliamo tirare le somme, a ventisette anni posso finalmente ammettere di aver avuto una vita di merda, senza scendere troppo nei particolari. Ho avuto un padre di merda, una madre sottona, ho avuto pochi consigli e molti ordini di comodo. Sono stata cresciuta con l'idea che bisognava arrangiarsi, senza pensare neanche alla salute. Mi sono trascurata, per tanti anni, per poi all'improvviso ribellarmi a me stessa, cercando di mettere toppe là dove ho potuto. E ci sto ancora provando. E sono maledettamente brava a farlo, anche se mi costa tanto sangue amaro. E poi l'amore, l'amore che mi salva sempre. Sarà una stupida banalità, ma senza l'amore non avrei la stessa forza d'animo. O forse sì, ma sarebbe tutto così noioso.

martedì 11 luglio 2017

Stati d'animo


"Il compito di Calvino assegnato alla letteratura (era): ricordare a chiunque avesse orecchi per intendere che non c’è salvezza senza umiltà, che per ritrovare il filo dell’identità perduta occorre essere disposti ad ascoltare anche ciò che non ha parola".

(Claudio Milanini)

sabato 10 giugno 2017

Quasi maestra

Ho ufficialmente terminato il tirocinio dell'ultimo anno. Certo, mi mancano ancora sei esami (che spero tanto diventeranno quattro dopo il 18 luglio - no, tre non ce la farei neanche se smettessi di dormire da adesso) ma confido nel potere della mia determinazione, anche se a volte vacilla. Me la faccio addosso, è vero, però inizio a vedere la luce in fondo al tunnel e non mi dispiace neanche un po', anche se ho ancora un po' di sangue da buttare. Sei esami così diversi tra di loro, però. Didattica della chimica (ancora?? - abbene sì), Ecologia (una figata pazzesca, le lezioni della prof sembravano tutte Superquark), Arte ed educazione all'immagine (lezioni tenute da un architetto che ogni volta ci diceva che eravamo delle capre ignoranti), didattica della geografia (odio, tanto odio per le barbabietole da zucchero), Pedagogia speciale I (quando è nato il primo istituto per sordi? sei tomi tra saggistica e storia da farmi incrociare le sinapsi), Metodi e didattiche delle Attività Motorie (ergo metodi per far scaricare le pile a quei dannati diavoli a quattro code). Sì, il mio corso di studi è anche questo (e molto altro). E vorrei essermi goduta di più certe cose, ma dopotutto cosa importa? Tutto ciò che voglio è andare avanti e tirare le somme, ed essere consapevole di ciò che voglio diventare.

Il tirocinio, dicevamo. Se ci penso mi viene quasi da piangere. Per la gioia? No. Per la tristezza? Per la rabbia? Neanche. Ce l'ho messa tutta. Ci ho messo l'anima, e ci ho creduto davvero, ma è stato quasi tutto inutile. Chi doveva farmi da "tutor accogliente" mi ha trattata come un impiccio da liquidare il prima possibile. Sono stata trattata come la più inutile delle supplenti, quella buona che non si fa rispettare perchè giovane e priva di esperienze, quella che "che bello c'è la maestra Lola, si perdono le ore". Sono stata guardata quasi con sospetto perchè poco conosciuta nel paesino dove vivo (e dove ho fatto il tirocinio). Mi sono sentita una nullità, alcuni giorni, mentre cercavo di fare le mie lezioni su Calvino mentre metà classe durante le mie ore era impegnata a trascrivere poesie per conto della maestra di italiano, senza un minimo di rispetto per il mio progetto. E proprio l'altro giorno, quando sono passata per farmi mettere le ultime firme e timbri burocratici, le maestre lì ad ignorarmi, a parlarsi mentre io cercavo di salutarle dopo aver preso i miei fogli firmati sparsi sulla cattedra. E i bambini? I bambini come avrebbero potuto aver rispetto della tirocinante, se le loro maestre mi ignoravano in quel modo e non hanno fatto nulla per nasconderlo ai loro occhi?

- Maestra, che belle le tue lezioni, ma quando torni?
- Maestra, ma è vero che queste cose che fai con noi non le fai con nessun'altra classe?
- Maestra, ho avuto questa idea, gliela posso dire?
- Maestra, posso raccontare alla classe quanto mi è piaciuto Il barone rampante di Calvino?

Sì, dopotutto qualche sprazzo di gioia l'ho avuto. E, anche se solo uno di quei 29 bambini ricorderà le lezioni della quasi-maestra Lola e con gioia penserà alle avventure di Alice e di Qfwfq, allora avrò già vinto.

domenica 28 maggio 2017

Attacchi di tempo libero

Il tempo è relativo e, anche se suona un po' di frase fatta, è quello che ho avuto modo di sperimentare in questo periodo. Sento la stanchezza delle giornate piene addosso, ma ho anche il mio tempo, quello che mi sono ripresa. Nonostante il tirocinio, le mille pagine di relazioni scritte in word di note osservative, personali e riflessive, nonostante il quadernino con i macaroons colorati dove cerco di mettere fine ad un esame di quattro crediti che mi trascino da un anno e mezzo, nonostante le giornate-no di mia madre che mandano in tilt i miei nervi, ho il mio tempo. Leggo, tanto per cominciare. E ho smesso di scrivere sul blog proprio per questo motivo. Avevo bisogno di leggere cose "mie", non letture d'esame o di tesi, anche se interessanti e piacevoli. Avevo bisogno di viaggiare in luoghi lontani e appaganti, e ho scelto la temeraria Scozia del 1743. E sto bene, cazzo. Leggo fino alle tre di notte e leggo durante i viaggi in treno, leggo durante le pause di digestione.

E poi spignatto, ovvero mi autoproduco più-o-meno cosmetici. E' una passione che mi è nata dalle candele da massaggio. Ho iniziato a scoprire il significato di emulsionanti, "attivi", olio essenziale. Ogni tanto mi danno della strega, sempre lì a fare intrugli. In realtà sono ancora una principiante, però bisogna pur iniziare no? Due settimane fa ho fatto il mio primo "burro montato", e mi è piaciuto veramente tanto. Mi sono messa lì a montare come se dovessi fare una panna, ed è venuta fuori una crema piacevolissima da splarmarsi addosso. Caramelle frizzanti da bagno, burri corpo, balsami labbra, scrub profumati, maschere per capelli. Farle mi manda più in visibilio che comprarle (ok, sono giusto un tantino e s a u r i t a ). Senza contare il fatto che il mio corpo ne giova come un dissetato nel deserto. Ho comprato molte creme, in passato, sopratutto per delle cicatrici molto estese che ho sull'addome. Ho speso davvero tanti soldi, con la speranza di ammorbidire quella pellaccia poco elastica. Adesso, invece, con del burro di karitè spalmato ogni giorno con cura, anche quella pellaccia sembra essere più morbida, mi fa meno male. Adesso sono davvero una Lola morbidosa, come dice l'ingegnere. Anche se è più il grasso a rendermi "morbida", ma questa è un'altra storia.
Spignattamenti vari


Poteva mancarmi poi il Lato Muchacha? Certo che no. Non mi dilungherò oltre, ma con abbondante colla vinilica e tanta, tanta pazienza, ho trasformato un raccoglitore ad anelli in un elegante album fotografico.
 
Lola Attack
Comprarne uno già fatto? Forse sì, ma vuoi mettere la pazienza di   strappare la carta di riso, ritagliare i fiori minuziosamente, bucare i cartoncini neri e decorarli con nastri colorati, adesivi comprati nelle peggiori-migliori cartolerie dei dintorni, coprire il marchio del raccoglitore ad anelli con circa cinque passate di acrilico color giallo di Napoli?

Oh, la maestra che è in me sta uscendo fuori, questo è certo. E mi rende assai gioiosa. Un po' meno le urla isteriche di mia madre dall'altra parte della casa , ma questa è un'altra storia.