sabato 22 aprile 2017

Questa è rabbia

Sono di nuovo nella fase da foglio bianco. Faccio fatica ad esprimermi. Vorrei trovare delle parole "giuste", ma non ci sono. C'è solo quello che provo, e spesso è rabbia. Rabbia per le insegnanti che chiacchierano ad alta voce mentre io cerco di leggere Calvino a trenta diavoli di dieci anni. Rabbia perchè il mio ginecologo ha inviato il pap test alla mail sbagliata, e l'ho ricevuto con due mesi di ritardo. Rabbia perchè ho un'infezione da candida, pare. Quelle infezioni "stupide", ma anche un po' rognose, del tipo che si deve curare anche l'ingegnere altrimenti la candida si mette a giocare a ping-pong. Rabbia perchè la tratta Formia-Roma è interrotta e per arrivare nella capitale domani a vedere l'ingegnere gareggiare per i campionati regionali di prove multiple devo farmi tipo tre ore di viaggio, metà su un autobus e l'altra metà ad aspettare una coincidenza. Ma questa non è rabbia, questo è amore. 

L'altro giorno, dopo gli allenamenti, ho preso un caffè con un amico, studia Matematica. Mi ha chiesto che rapporti ho con le colleghe della mia facoltà, e allora ci siamo messi a parlare delle donne, e di quanto possano essere cattive a volte, soprattutto quando sono in "branco". Allora mi sono ritrovata ad ammettere che certe cose, tra amiche, non bisogna dirsele. Certe confidenze bisogna tenersele per sè. L'amore, quello non si deve raccontare. "Nella coppia bisogna viversi, le parole degli esterni non devono contare", ho detto al matematico, e mi ha dato ragione. "Io sono un po' superstizioso invece. Certe cose secondo me non si devono dire ad alta voce, ne perdono di fascino e di mistero", mi ha detto. Io credo di essere abbastanza adulta da decidere da me quali siano le cose che mi fanno bene e che mi fanno male delle mie relazioni (anche se ne parlo al plurale ne ho una sola, tranquilli, non ce la farei a mantererne due), senza aver bisogno dell'amica del cuore a cui raccontare i dettagli della scopata o peggio della litigata passeggera. Le persone intorno a me non hanno quasi mai capito, perchè certe cose non le capisci se non ci sei dentro. E sono convinta che questi siano, in fondo, i lati positivi di questa mia non-del-tutto-forzata asocialità del momento. Basto a me stessa. E le cose belle le tengo per me, grazie.

domenica 16 aprile 2017

Credevo di aver tempo, tra una pastiera e un paio di chili di salumi da tagliare a cubetti (per il casatiello), di dedicare un minuto alla Lola. E invece no. Mi sono persa tra le tradizioni della mia terra, e non c'è cosa più bella (e buona) del cibo che unisca la famiglia. Per quanto sia miscredente, trovo che questi momenti di unione "forzata" che ho avuto in cucina con mia madre, tra una pasta frolla e l'altra, mi abbia fortificata e reso più consapevole. Il cibo parla di te. E non c'è cosa più terapeutica per la mente che inebriarsi di aromi fioriti per creare cose buone. 

Lo so, ho detto troppe parole dolci in queste righe oggi, la resurrezione di Cristo mi rende meno stronza e cinica. Saluti dalla Lola.
 

lunedì 3 aprile 2017

Io Sto Bene.

Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più e quella settimana pioverà a dirotto. (Woody Allen)


Ogni tanto ci ripenso, ai miei ritmi di vita. Sono decisamente cambiati. Ormai è passato più di un anno dall'ultima volta che ho toccato una sigaretta, ma non è questo il punto. Non ne ho più voglia. Fino a qualche mese fa, lo ammetto, avevo ancora quei "picchi" di nervosismo dove desideravo ingurgitare nicotina e catrame in modo incontrollabile. Ho resistito, e ci sono state alcune occasioni in cui sono stata molto tentata a ricominciare. "Che sarà mai un tiro... magari solo mezza sigaretta...", mi dicevo, anche se era chiaro che anche una sola boccata di tabacco mi avrebbe fatto ricominciare a fumare le solite tre/cinque/dieci sigarette al dì. E invece ce l'ho fatta, ho resistito. Mi sono detta no. E adesso non ne ho più voglia, non lo cerco più. E non ci credo neanche io, perché è stato talmente duro arrivare a questo stato di "indipendenza" che quasi non ci credo. Mi sono sentita una tossica. Solo adesso se mi guardo indietro mi rendo conto di quanta dipendenza mi ha dato la nicotina. E non è vero che hai la situazione sotto controllo, è una stronzata. Io spesso ho fumato anche quando avevo l'influenza e il catarro che mi impediva di respirare bene, ed è da pazzi.

Adesso invece la Lola si prepara il suo bel borsone nero e fucsia della Decathlon, e il lunedì si alza (non troppo) presto per andarsi ad allenare al corso di atletica. E lo sento, il mio respiro, che butta fuori ancora un po' di merda che ha tirato dentro. E sono felice, nonostante preferisca ancora stare seduta sul divano a mangiare una torta al cioccolato. Sto bene. Ecco, l'ho detto. E non me ne pentirò facilmente.

martedì 28 marzo 2017

Di Firenze

Non sono sparita per l'ennesima volta. Ho scritto tanto in queste settimane, ma puntualmente è andato a finire tutto nel cestino, ogni volta. Avevo scritto di Firenze, di com'è andato il weekend tanto atteso, dell'intimità recuperata, della gioia nel vedere la Venere di Borticelli. Ma è successa anche un'altra cosa, in quel di Firenze. Una cosa molto singolare. Sono stata in un night, per la prima volta. E ci sono stata con lui, L'ingegnere. Cosa porta due giovani ragazzi ad entrare in un locale notturno nella città dell'arte? Beh, tanto per cominciare il primo cartellone che abbiamo visto appena abbiamo messo piede a Firenze è stato quello di una serata a "tema" con Rocco Siffredi. Per dire. E poi, sono la Lola, non si fanno troppe domande. Però poi ho cancellato tutto, ho pensato che certe cose non bisogna scriverle, sono "troppo". Però poi mi sono anche ricordata che questo è il mio posto e non posso comportarmi come se fossi nella piazza del mio paese di residenza, dove devo stare attenta a ciò che dico o indosso per non far "parlare" gli altri. Qui non mi importa davvero ciò che pensano gli altri abitanti della blogsfera e allora sì, sono entrata in un locale a luci rosse. Ho cenato, mi sono goduta lo spettacolo di lap dance seduta comodamente sulle poltrone di pelle insieme al mio uomo, in prima fila. Mi sono divertita, e mi sono anche eccitata, sì. E no, non c'è stata gelosia dopo tra di noi. Nessuna incomprensione. Lo volevamo entrambi, e lo volevamo fare insieme.

E poi? E poi abbiamo visitato il Duomo, il Battistero, abbiamo salito (e poi sceso) i 414 gradini del Campanile di Giotto e goduto della veduta e del vento su in cima. Siamo andati a Ponte Vecchio, ho raccontato all'ingegnere la storia degli orafi ebrei, abbiamo bestemmiato perché i fiorentini chiudono preso i ristoranti. Abbiamo visto tutto quello che dovevamo vedere ed è stato bello passeggiare per la città guardandone i dettagli sbiaditi. Non sono una vera turista, mi piace vedere i posti da non perdere, ma odio seguire troppo le guide di trip advisor prima di andare da qualche parte.

Mi piacciono queste pause, mi piace potermi prendere un po' di tempo con me stessa, un po' di tempo con lui. Giusto il tempo di darmi una carica e di riuscire a gestire la mia vita universitaria lì fuori.

ps finalmente sono riuscita a editare il post come volevo, me felice!

Florence

sabato 11 marzo 2017

Lost in Wonderland

No, non sono scomparsa. Mi sono persa, piuttosto. Gorni e notti incollata al pc, cercando di riempire pagine e pagine di attività didattiche per il tirocinio. Avrei tante cose da dire su come sta andando, ma forse è meglio se mi cucio la bocca (e le mani) perchè ci sono mille leggi sulla privacy che mi vietano di raccontare ciò che succede in questa scuola primaria del Sud Pontino. E mi sono persa, persa del tutto. Con obiettivi generali e specifici che non riesco ad inquadrare, unità didattiche da designare, punto per punto, minuto per minuto. Certe pratiche mi stanno strette, ma sono solo una laureanda e non ho ancora libertà di pensiero. E allora mi pento di aver scelto di portare a scuola un testo come Alice nel paese delle meaviglie, perchè certe sensazioni, certe emozioni, non si possono trasformare in unità didattiche dettagliate, con metodologie e strumenti da laboratorio. Mi sono persa, quindi, proprio nel paese delle meraviglie, e non riesco ad uscirne fuori vittoriosa. Ed è troppo tardi per cambiare rotta, troppo tardi per riformulare gli schemi. 

E non dormo, non ricordo ciò che mangio, non ricordo ciò che dico e faccio. Per poi farmi sopraffare dal solito incubo, quando chiudo gli occhi. Sempre a casa, questa volta in cucina. Ricevo una telefonata nel cuore della notte, una telefonata anonima, solo suoni strani e metallici. Non so come, capisco che sono "intrappolata" in un sogno, e cerco di uscirne. E' tutto buio, riesco a vedere sul letto il mio corpo che dorme, mentre io "fluttuo" intorno a me. Provo a farmi male, ma non provo dolore. Provo ad urlare, ma non sono in grado di emettere suoni. Mi volto, e nel buio della mia camera mi appare il viso di un gatto nero dagli occhi verdi, brillanti, che mi fissano gelidi. E così mi sveglio, madida di sudore, ancora un po' stordita e stranamente impaurita, mentre ripeto a me stessa "oh... I'm lost... I'm lost in Wonderland". 

domenica 19 febbraio 2017

Di rose e di spine

Vediamoci tra sei mesi, ha detto il ginecologo dei Parioli. Sono uscita dalla stanza sollevata, ma anche con un po' di amaro in bocca. Le mie ovaie non hanno nulla che non vada, e questo era ovvio, altrimenti erano già scoppiate. Data la tipologia e grandezza delle cisti, però, non si può fare nulla a livello ormonale. Non c'è pillola che tenga, in sostanza. Posso solo "aspettare", con la consapevolezza che prima o poi andranno asportate chirurgicamente, ma non è questo il giorno. Altre note positive sono il fatto che adesso so anche che i miei seni e la mia tiroide stanno bene, oltre al fatto che, durante la visita, il ginecologo ha deciso di togliermi un piccolo polipo uterino con l'aiuto della sua assistente-specializzanda. Cos'è un polipo uterino? E' un piccolo polipetto di mare rossastro, con tanto di tentacoli, che si attacca all'utero (ovviamente l'avrò preso al mare, in una delle mie vacanze in Toscana). Questo piccolo stronzetto potrebbe assorbire, come SpongeBob, un po' di flusso mestruale "buttandomelo fuori" durante il resto del mese (fastidioso direi) e facendo anche scappare tutti gli spermatozoi in caso di coito-pro-gravidanza. Tutto chiaro?

In teoria, dovrei essere serena. In realtà non lo sono molto. Sono preoccupata per l'imminente esame di didattica della storia di Venerdì che temo di aver preso sottogamba, sono nervosa perchè a casa i miei non hanno "preso bene" la mia decisione di scegliere autonomamente un ginecologo, nonostante dicano il contrario. E sono nervosa perchè lo studio non mi ha permesso di correre quanto volevo ma mi ha costretta a stare in casa, e io odio stare tra queste quattro mura e condividere l'ossigeno con i miei parenti. 

Sono eccitata, però. Molto. Domani finalmente inizio il tirocinio e sono maledettamente tesa. La prima fase è "osservativa" e sarà mio compito compilare liste su liste e griglie varate da grandi studiosi per capire al meglio il contesto nel quale andrò a presentare il mio progetto didattico di tesi. Relazione insegnante-alunno, insegnante-insegnante,alunno-alunno, strategie didattiche, spazi, attrezzature, eccetera eccetera eccetera. Tutto un po' noioso, lo ammetto, perchè sono anni che lo faccio, però è indispensabile. Divertente sarà invece conoscere la fauna della quinta classe primaria dove mi hanno buttato e conoscere, uno per uno, questi ragazzini piccoli ma quasi-grandi, come magari ripetono loro le maestre per spaventarli sulle pretese delle scuole medie. 
la mitica cartellina per il tirocini-oh!


I nodi degli ultimi più-o-meno-due-anni si stanno quindi sciogliendo, finalmente. Ho la sensazione di stare andando avanti per davvero. Ho anche sognato. Mettevo in vaso una delle tante rose che mi regala sempre l'ingegnere e, mentre la guardavo, la(e) rosa(e) diventa-no due. Per nulla sorpresa, accenno un sorriso, svegliandomi con la domanda "Perchè sono diventate due?". Ancora mi chiedo il perchè di questo strambo anche se normalissimo sogno di vita quotidiana, con la consapevolezza che la risposta è sotto il mio naso, ma sono troppo pigra per abbassarlo.

lunedì 13 febbraio 2017

Number #100

C'è un disordine terribile nella mia camera. Un disordine "facile", però. Ci sono cose in disordine, ma so dove dovrebbero andare e so che ci metterei poco a farlo. Però non lo faccio. Quindi non è così facile, perchè anche se mi guardo intorno e mi ripeto "potrei sistemare tutto in cinque minuti, dopo lo farò..." so anche che quel dopo tarderà ad arrivare e renderà la situazione sempre più caotica. Ecco, ho fatto la metafora della mia vita. Questa vita che adesso sembra avere tante piccole scadenze settimanali (e le ha, soprattutto per quanto riguarda la tesi-tirocinio) che, puntualmente, mi schiacciano inesorabilmente la sera primaa. Devo preparare la programmazione di tirocinio, devo smetterla di dormire troppo la mattina, devo togliermi il semipermanente in condizioni pietose, devo smetterla di bere troppi caffè (esatto, bevo una cifra di caffè e poi mi basta l'antistaminico da 5mg per dormire come una marmotta), devo smetterla di distrarmi. Oggi, per esempio, il mio flusso di pensieri è andato più o meno così: ah, adesso studio storia. Uhm, ho anche il lavoro di tirocinio da fare-aaaah, notifica whatsapp. Uh, quanti "mi piace" su Instagram! Ma che mi invento per la programmazione? Oh, quasi quasi mi leggo i programmi dell'85, come posso pretendere di insegnare senza aver mai letto i programmi dell'85?! Minchia lunghini, vabbè me li scarico poi li leggo domani... e le indicazioni nazionali del 2007? Facciamoci una ripassata va'... macheppalle questo capitolo di storia, Casati Moratti... uh ma che belli i timbrini che ho comprato alla Lidl... oddio un u n i c o r n o v o l a n t eeeee!

E' vero, ho tante scadenze e tanti progetti, ma la verità è che tutti potrebbero fermarsi da un momento all'altro. Perchè? Sempre per la questione ovaie, che ho in sospeso da Novembre e che forse, finalmente, sto per risolvere. Mercoledì andrò a visita. Uno dei migliori di Roma, mi hanno detto. Io lo spero. Certo, non credo nei miracoli e neanche ne pretendo uno. Vorrei solo che qualcuno mi dica ciò che è meglio per me, con serietà e buon senso. Non chiedo tanto. Vorrei trovare le parole. Le parole per esprimere la mia ansia e le mie aspettative non reali che mi fanno viaggiare con la mente prima verso la perfezione indiscussa del mio apparato riproduttore e poi verso l'autocommiserazione, come se avessi un difetto di fabbrica e fosse colpa mia. A pensarci bene è una vita che mi sento difettosa, con le cicatrici sull'addome, le due dita dei piedi attaccate, il seno sinistro più piccolo, il "callo dello scrittore" all'anulare. No, del callo ne vado fiera, altrochè. E' da quando ho dieci anni che scrivo diari, chiusa in camera a dialogare con un amico immaginario, da brava sociopatica. E penso, se tutti scrivessimo di noi un po' più spesso, riusciremmo a guardarci dietro e a capire le nostre debolezze. E saremmo tutti delle persone migliori. Per il momento invece mi accontento di arrampicarmi sul piedistallo insieme a pochi altri, che si fotta il resto della gente. Baci. ;-)