mercoledì 9 settembre 2015

C'è chi disse NO

Oggi ho letto di lei, da qualche parte, sul web. Immaginavo che esistesse una donna come lei, da qualche parte, che si è fatta avanti per denunciare le ipocrisie di un' Italia troppo arretrata, troppo bigotta, contro la donna. Oggi so che il suo nome è Franca Viola e voglio ringraziarla. Dentro di te hai avuto la forza di mille donne, ma forse mille donne insieme non avranno mai la forza che hai avuto tu. O forse sì, io lo spero. Vorrei condividere con voi la sua storia.

[articolo di Valeria Bonora, dal sito eticamente.net]

Franca Viola nasce ad Alcamo, in provincia di Trapani, il 9 gennaio del 1947, lei è figlia di contadini, molto bella coi capelli scuri e un’aria dolce ed innocente, a 15 anni Franca si fidanza con Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi e membro di una delle famiglie più ricche della zona, lei non è felice di questa unione e lascia Filippo, ma la reazione del fidanzato respinto è delle più terribili, da fuoco al vigneto ed il casolare e minaccia il padre Bernardo con una pistola, per il quale però il bene della figlia viene prima di ogni altra cosa. Filippo viene arrestato ma quando esce di prigione ha un unico pensiero in testa: riprendersi Franca.

Il 26 dicembre del 1965 con l’aiuto di dodici amici Filippo irrompe nella casa dei Viola, distrugge tutto ciò che gli capita a tiro e rapisce Franca ed il suo fratellino di 8 anni, Mariano, che si aggrappa alla sorella con quanta forza ha in corpo. Il piccolo viene subito liberato, mentre la ragazza sparisce nel nulla. Franca viene sequestrata per otto giorni, prima in un casolare fuori Alcamo poi in paese, dalla sorella di Filippo. In otto giorni Franca subì di tutto dalle violenze verbali, alle violenze fisiche, e infine alle violenze sessuali.

Era il primo gennaio del 1966 quando Filippo contatta il padre di Franca per un incontro tra le famiglie che serve per mettere tutti di fronte al fatto compiuto e far accettare ai Viola le nozze tra i due.
Ci fu un’escamotage, un imbroglio, la famiglia accettò il matrimonio solo per far uscire allo scoperto Filippo e Franca e poterla salvare e far arrestare lui (...).
Era la morale del tempo a volere il matrimonio riparatore per chi usciva da una simile storia; una ragazza ormai non più vergine non avrebbe potuto sposare nessun altro se non il suo aguzzino, per poter salvare il suo “onore” e quello della sua famiglia, in caso contrario sarebbe rimasta zitella e additata come “donna svergognata“.

C’era anche una legge a riguardo: l’articolo 544 del codice penale, in Italia fino al 1981, allorché un uomo commetteva, nei confronti di una donna nubile ed illibata, stupro o violenza carnale punibile con la pena prevista dall’art. 519 e segg. del codice penale, onde evitare il processo o al fine di far cessare la pena detentiva inflitta, poteva offrire alla ragazza il matrimonio riparatore facendo così cessare ogni effetto penale e sociale del suo delitto (art. 544 cod. pen., ora abrogato).
Ma Franca no, lei non accettò e lui finì in carcere.
Il processo non fu semplice, lei venne denigrata, accusata, spogliata della sua dignità, ma rimase forte, salda sui suoi principi, e accanto a lei sempre suo padre Bernardo che per lei combatté contro la stampa, in tribunale, contro gli avvocati e contro la legge, contro il suo paese e contro l’Italia intera.

« Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori » ~ (Franca Viola intervistata da Riccardo Vescovo)


12 commenti:

  1. ci sono tante altre storie simili ed alcune anche peggiori...speriamo che leggano alcuni blogger presenti anche da te...che giustificano tutto parandosi e tirando in ballo l'ironia...aaahh santa ironia!

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    1. Già, c'è sempre di peggio, come per fortuna c'è qualche storia che finisce "bene", ma vorrei che sia lodato il coraggio e non la paura, anche se è difficile, e molto.

      Ho letto quel botta e risposta, e sinceramente ho opinioni un po' contrastanti. Nel complesso Moz attira gente di tutti i tipi, con il suo modo di fare attira la massa, in qualche modo, non nell'accezione negativa del termine ma proprio come dato di fatto. Forse l'esperimento di parafrasare con ironia questa volta non gli è riuscito benissimo, ma Moz se ne frega di essere politicamente corretto. A volte me ne frego anche io, altre no. Credo che si debba essere più equilibrati. Non mi è piaciuta la frase di Moz "e non dite che sono misogino" perché è una provocazione bella e buona, di quelle da "purché se ne parli". Credo che si aspettasse certi commenti, perché in fondo molte persone potrebbero generalizzare, non tutti si fanno una risata e vanno avanti, continuando comunque ad avere rispetto per il prossimo, indipendentemente da una battuta o una barzelletta. Questo è lo humor nero S., e non lo sto giustificando, è soltanto che divide le persone. Altresì non mi è piaciuto il tuo dargli del gay quasi come se fosse un'offesa, magari non lo era ma è trapelato questo per quanto mi riguarda. Mi dispiace ma ho visto del "torto" da entrambi i lati, pur rispettando le vostre opinioni. Ovviamente se Moz vuole può dire tutto quello che vuole, forse non dovevo parlarne qui ma ormai l'ho fatto, in fondo è il mio spazio. Saluti :-)

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  2. hai ragione, perché non sono riuscita a spiegarmi da Moz, e non gli ho dato del gay come offesa..non mi è piaciuta la sua analisi troppo sessista, il dare ed etichettare troia etc..." una persona" per debolezze così umane che, ritengo siano venute fuori da, una profonda e radicata convinzione granitica...per cui non c'era per me ironia ma solo concetti stereotipati tipo " siccome il marito si sta facendo il culo in mezzo al mare anche per te, tu donna, zitta e chiusa in casa" più o meno, be' se questo è il senso di Moz io non ci sto.Ironia vuole che quella canzone l'ho sempre schifata, immagina in po'?
    purtroppo soffro della sindrome di Giovanna D' Arco.

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    1. Giusto beh, ci sta che ti abbia dato fastidio. E comunque mi raccomando però, attenta ai roghi ;-*

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    2. ahahahah
      sono sempre sui carboni ardenti...il fuoco mi fa una pippa ;D

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    3. ahahahah 'o sacc, si una tosta ;-D

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  3. la contentezza che sei tornata...
    ciò posto grazie anche da parte mia

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  4. Grande donna!
    Credo in questi casi serva veramente ricordare, fare de la sua forza un inno per noi tutte, per il presente e per il futuro.
    Mi ha fatto piacere leggere questa storia, ammetto di conoscerla gia', ho sempre cercato di interessarmi e acculturarmi in tali tematiche, ma grazie mille Lola! :)

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    1. Ho conosciuto anche io storie di altre donne, e credo che tutte siano uguali ma diverse allo stesso tempo, perché chi meglio di una donna sa quanto è a sé stante il proprio mondo, il proprio vissuto. Esatto, vorrei che tutte queste donne ci ricordassero la forza che abbiamo. :-)

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  5. Purtroppo questa legge è ancora applicata nell'Islam.
    Grande senza dubbio.
    Ciao

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    1. E' un sopruso contro la donna, come altre leggi che esistono e che vogliono farci passare per "diversità culturale" (ne parlai una volta con un antropologo), ma che a mio avviso sono soltanto irrispettose...
      un saluto a te Carolina

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