martedì 24 novembre 2015

Avere 25 anni

Ho 25 anni e sto ancora studiando.

Questa cosa mi pesa addosso come un macigno, certi giorni. Oggi è improvvisamente diventato uno di quei giorni. Maledetti giorni.


Ho 25 anni e ancora piango dopo aver discusso con mio padre. 

Questa cosa mi fa sentire come se ne avessi quindici, di anni. Quel che pochi sanno è che ho un padre che si sforza di vivere nel 2015 ma lo vedrei benissimo a braccetto con Benito Mussolini. Non sto scherzando. 

Qualcuno mi ha dato questo padre e questa famiglia. E devo tenermeli. E sono costretta ancora a vivere con loro, sotto lo stesso stramaledetto tetto. Perché, nonostante i miei lavoretti saltuari, i miei studi dipendono da mio padre e dovrò sempre ringraziarlo per avermelo permesso. Eppure, quando qualche luna alza troppo le maree e i nostri umori sono tutti in subbuglio, è facile scatenare una parola di troppo al momento sbagliato. E succede che di tutto meno tollero il suo tono troppo alto, il suo rimprovero breve ma capace di farci tremare tutti, come se fossimo i suoi schiavi da punire. E' tornato da lavoro e non vuole altre seccature.

E' sempre stato così. Oggi ho 25 anni ma è da quando ho iniziato a parlare che lui non voleva seccature, dopo la sua giornata di lavoro. E con seccature intendo possiamo giocare, papà? posso vedere i cartoni invece del telegiornale, papà? mi porti a fare un giro con la bici, papà? mi accompagni in chiesa, papà? posso dirti cosa ci ha fatto fare oggi di bello la maestra, papà? 

La risposta era sempre no, al massimo un "sssssh, sto ascoltando il telegiornale".


Durante l'adolescenza le domande erano posso uscire con Tiziana, papà? posso andare a vedere i fuochi d'artificio in piazza, papà? posso andare in gita con la scuola, papà? posso andare al concerto dei Green Day, papà? 

La risposta si modificò in "non lo so, chiedi a mamma". Ma la mamma mi aveva appena detto "chiedi a papà". Dopo un po' avevo capito la dinamica: i due ne parlavano in privata sede e mio padre decideva quasi sempre per i "no", ma il compito di comunicare la risposta antipatica era sempre della mamma. A volte non sapevo di questa dinamica, però.


Un giorno, ero da poco maggiorenne, gli chiesi posso prendere il treno e andare a trovare il mio fidanzato a Capua che fa il militare, papà? 

Ovviamente mi disse di no. Io però quel maledetto giorno non mi fermai. Gli dissi che non accettavo quel "no", quel giorno. Che volevo almeno che mi spiegasse le ragioni di quel no, e che "è pericoloso" per me non era una ragione sufficiente, perché per me poche cose al mondo sono pericolose, ho una logica strana per i pericoli, io, ma su certe cose sono sempre stata abbastanza cazzuta, tanto da affrontare quel padre padrone. Ma quel giorno dovevo accettarlo, quel no. Non dovevo far accadere quello che poi è accaduto. Farmi dire che mi stavo comportando da puttana, che nella sua logica perversa io volevo andare a Capua per farmi scopare dal mio fidanzato e da tutto resto della caserma, insieme. Pensare che ero ancora vergine. E poi giù botte. Pesanti, così pesanti che a scuola ho dovuto dire che ero caduta dal motorino. Zoppicavo. Avevo lividi per tutto il corpo. Ero viola ovunque. Non riuscivo neanche ad impugnare la penna per scrivere, e scrivere è sempre stata la mia priorità maggiore, più del mangiare o del dormire. 


Ho 25 anni e ho ancora quel fotogramma di me sdraiata su questo letto da dove sto scrivendo adesso, con mio fratello che mi teneva ferma e mio padre che scardinava la porta della camera per tirarmela addosso. 

Ho 25 anni e non ho ancora capito se è stato giusto o sbagliato non denunciare tutto quello. Ma era la mia famiglia, avevo i fratelli ancora minorenni. Ero all'ultimo anno di liceo. Volevo solo star tranquilla e continuare la mia vita facendo finta di niente. 

Ho 25 anni e le cose sono un po' cambiate, oggi. Io e mio padre non ci siamo rivolti più la parola per circa tre anni, dopo che minacciai di andarlo a denunciare, se avesse osato sfiorarmi una seconda volta. Mi chiese scusa, ma dopo qualche tempo mi disse che non si era pentito affatto, che doveva metterla in riga quella figlia piena di ansie e paure che ha messo al mondo. Quando dormivo mi chiudevo a chiave, e avevo sempre qualcosa di affilato sotto il cuscino. Cercavo di non restare in casa quando non c'era mia madre perché ero terrorizzata dall'idea che volesse ammazzarmi. Ora sembra impossibile ma ci parliamo, c'è una sorta di silenzioso rispetto tra di noi. Però ci sono sere come questa in cui non riesce a controllarsi, anche se sono rare. E invece di alzarmi un dito addosso è uscito ed è andato a farsi un giro, mentre mia madre si è fatta scivolare dalle mani qualche piatto, in preda al nervosismo. 


Io sorrido e vado avanti per i miei sogni e per la mia strada, ma ci sono sere come questa che è davvero difficile. Vorresti non essere mai nata e maledici il tuo destino, che sai non potrai mai evitarlo. Che è lì e devi percorrerlo tutto, fino alla fine. E soltanto se non ti perderai e avrai saltato tutti gli ostacoli senza cadere troppe volte, forse potrai spegnerti serenamente. Forse.




Spero che l'uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più. 
[FRIDA KAHLO]




ps. forse, anzi sicuramente questa "storia" l'ho già scritta e poi distrutta da qualche altra parte. Mi scuso per la ripetizione ma avevo bisogno di tenere le mani impegnate il tempo necessario per calmarmi.

12 commenti:

  1. Non so che dire. Davanti a storie come questa si rimane sempre senza parole, o con troppe parole vane, affettuose ma forse fuori luogo.
    Chi può dire cosa sarebbe stato giusto, nella tua situazione. Se denunciarlo, e perdere quella normalità da diciottenne alla quale ti aggrappavi per sfuggire a questo clima pesante, oppure non farlo, privandoti forse della possibilità di liberarti delle tue paure, delle tue angosce.
    Hai venticinque anni e tuo padre non può trattarti come se fossi una ragazzina, né te, né i tuoi fratelli, né tua madre, che forse soffre ancor più di te in questa situazione.
    L'unica cosa, forse sciocca, che posso dirti è che ormai sei molto vicina al momento in cui potrai fare a meno di lui, e a quel punto, quando non dovrai più dipendere da lui, potrai anche decidere di fare a meno della sua presenza, o comunque tenerlo al confine della tua vita, come ha fatto mia zia con sua madre, mia nonna, una donna non violenta, ma severa e crudele, che non ha mai dato a lei e a mia madre l'amore di una mamma.
    Ti abbraccio forte! <3

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    1. Esatto. E' che denunciare non vuol dire migliorare. Sarei stata forse più felice? Per lui sono io la mela marcia, quindi non mi resta che aspettare il momento in cui potrò fare a meno di lui, dovendomi di conseguenza allontanare anche da mia madre, alla quale voglio molto bene... ma, egoisticamente parlando, voglio più bene a me stessa, è istinto di sopravvivenza. Ci si abitua anche al peggio, ma poi ogni tanto ci si guarda bene e vedi tutto lo schifo e ti chiedi perché certa gente abbia la facoltà di procreare. Grazie mille Euridice per le tue parole, abbraccio forte a te. :-)

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  2. piccola Lolita...non l'avevo mai letta perché non ti ho conosciuta prima di questo blog.Padri padroni, esistono ancora e non sono solo islamici o del sud.
    Ognuno di noi porta un dolore sordo, appreso nella famiglia di origine. Come dall’incipit del bellissimo romanzo di Leone Tolstoj Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo” che diventa quasi una parola d’ordine riservata, un segreto linguaggio cifrato per riconoscersi tra simili che coltivano in silenzio una comune passione d’arricchimento interiore, lontano dall’ignoranza.
    Ecco ci siamo riconosciute.La tua sconfitta dell'ignoranza, la tua forma di " vendetta" sarà smarcarti da questo abrutimemto, dall' accontentarti di persone qualunque...devi solo imparare a volare. ti stringo forte forte. una di queste mattine ci sentiamo viva voce ?
    buona notte :**

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    1. Oh no non lo credo affatto che certi uomini e certi modi di pensare siano spariti dal nostro paese. L'ignoranza è ovunque, dove meno te lo aspetti. Ma io mi sono già smarcata da loro, sono già qualcosa di diverso, qualcosa che sì, ancora non può volare, però. Faranno e stanno facendo di tutto per impedirmelo, e l'oppressione la vivo tutti i giorni. So che ce la farò ma a volte sono stanca....
      ps scusami per oggi, domani mattina ci sono, sarà un bel buongiorno se ascolterò la tua voce ;-) un bacio grande :*

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  3. Non so bene che dire. Forse questa cosa è talmente personale che dovrei evitare di commentare, ma mi ha colpita molto. Leggendo l'incipit stavo pensando di scriverti di non preoccuparti, che studiare ancora a 25 è tutto meno che una vergogna, poi continuando a leggere ho capito che il fulcro era qualcosa di molto più profondo e doloroso.
    L'esperienza che ho vissuto io è simile e diversa allo stesso tempo, perché per me è stato un fidanzato. Questo per dirti, nel mio piccolo, che non ti giudico per non aver denunciato, ché anche io non lo feci ai tempi e continuai a stare con lui per diverso tempo.
    Tieni duro, perché il giorno in cui potrai uscire di casa e liberarti di questo peso, almeno in parte, è più vicino ogni giorno che passa, ogni euro risparmiato per poter vivere da sola. Ti abbraccio fortissimo.

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    1. Certe cose non si possono giudicare, si vivono e basta. Certi incubi li hai dentro e non sai perché ma ti senti colpevole di qualcosa di cui sei assolutamente innocente. Io non lo so perché noi donne a volte dobbiamo vivere tutto questo e sentirci anche così sole, a volte. Si sbaglia, si sbaglia continuamente. Ma poi quando ci si alza bisogna avere la forza per non guardarsi più indietro, no?
      Un abbraccio a te, MechanicalRose.

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  4. Mi hanno sempre detto che ho le parole per tutto, anche quando gli altri le parole non sanno neanche che esistono e io vorrei far vedere a tutti che davanti a tutto questo, io non ho le parole. Nonostante tante cose, io le parole non le ho.
    Mi viene solo da mandarti un abbraccio enorme, Lola, che forse è più sensato di mille parole di circostanza.

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  5. Eh, hai avuto coraggio a raccontare questa tua parte di vita.
    Non so che dire, ... funziona così, è successo anche a me di non comprendere i "no" dei miei genitori ma poi li ho capiti (forse ancora non tutti...)
    Certo, l'episodio che citi è abbastanza grave, deve averti segnata in mondo indelebile, anche perché poi da queste cose non si torna indietro...
    Liberarti di questo peso? Avverrà, col tempo.
    E con gli step necessari.

    Moz-

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    1. Sono quelle cose che non puoi far finta che non siano accadute, perché negare non ha mai portato nulla di buono. Bisogna conviverci, con certi mostri, e poi imparare a nuotare, sì.

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  6. Sono stupita di tutto ciò, non credevo che tu avessi passato una cosa del genere... Non lo avevo letto prima d'ora e dirti mi dispiace Lola è il minimo che possa fare.

    Non immagino neanche lontanamente cosa significhi affrontare un genitore, un padre di questo tipo, non comprendo la tua forza di continuare a parlarci, sebbene con un'enorme distanza tra di voi.
    Ne ho prese di botte da mio babbo, ma niente di grosso, semplici schiaffi per alcuni miei brutti comportamenti. Conosco però la sensazione di impotenza che si prova quando tu sei la parte debole e hai dinanzi a te una bestia inferocita, indomabile, sebbene il mio episodio riguardi me e mio fratello (con disabilità mentale).

    Concordo assolutamente con gli altri, sei al punto in cui manca poco per staccarti definitivamente da lui, dalla sua ferocità, dalla sensazione di paura che ti ha dato per anni. Ovviamente qualcosa che vi legherà ci sarà sempre (è "naturale, biologico") ma tu hai gambe, testa, coraggio, forza per crearti la tua strada, procedere dritta per arrivare ai tuoi sogni, agli obiettivi, alla serenità che ti meriti (e che ti meritavi anche prima).

    Un abbraccio forte forte.
    Non mollare mai!

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    1. Innanzitutto scusami se ti rispondo solo ora ma non sto molto bene. La situazione è complicata, dopo anni finisci per trovare una sorta di malsano equilibrio, è questa la verità. Arriverà il giorno in cui me ne andrò da sola sulle mie gambe e sì, sarà davvero una liberazione.

      Un bacio dolce Ilaria e grazie come sempre delle tue parole!

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