venerdì 11 dicembre 2015

La grande bellezza (citazione rubata)

Oggi è stata una giornata di grande bellezza. Magari complice l'isolamento a casa, per via della malattia, che mi ha privato sensorialmente del mio ossigeno preferito, quello di Roma. Che come ossigeno fa veramente schifo, per la composizione chimica, eh. Però Roma per me non è solo una grande città. Roma per me è la libertà. E' l'evasione, ogni volta che ne ho voglia, dal paesino opprimente dal quale vivo. Dalla mia famiglia che sa essere davvero di merda, certi giorni. E' sapere che ho altri amici, quelli intelligenti e che mi fanno ridere, cazzo, e che non mi giudicano come le signorine Rotternmeier che scendono dall'alto dei loro monti con Annette dove il cielo è sempre blu, vieni vieni anche tu. Una ceppa. E quindi te ne vai, corri a prendere quel treno che sa di felicità, certi giorni. E oggi è stata l'estasi, il bello, la gioia. Il treno che fa i suoi soliti quindici minuti di ritardo fisiologici e tu che cambi vagone perché non ti va di litigare con la zingarella che sta ascoltando ad alto volume le canzoni di Natale, anche se vorresti ficcarle su per il naso jingle bells con tutta la punta dell'albero, sì che lo vorresti. E poi scendi, vai alla nazionale, e sai già che smadonnerai perché devi rifarti la tessera e poi capire come si fa la ricerca sui loro computers del 15-18, e poi ancora devi ti devono abilitare la tessera al prestito e fai un'altra fila, e per entrare e per uscire ti devi identificare con quella tessera che non capisci mai da che parte si striscia e quello lì alla sicurezza ti guarda e ride e fa il tifo per te, dai che ce la fai, alla Gianni Morandi. Poi arriva il bello, che non trovi un solo libro che puoi prendere in prestito, tutti in consultazione. Ne prendi uno che non ti serve veramente, ma è solo per non uscire di lì a mani vuote. E ti dicono anche di aspettare mezz'ora, e tu lì non sai che diamine fare, per mezz'ora, con in una tasca la chiave dell'armadietto, nell'altra la tessera della biblioteca, in una mano la lista dei libri che puoi anche buttare nel cesso e nell'altra mano il cellulare col quale scrivi alla tua amica che ti stai facendo due palle così. E arriva lui, poi, cazzo. In realtà era già arrivato prima ma tu mica te l'eri filato perché ti voleva rubare la postazione per consultare i libri. Sta lì e anche lui aspetta un libro, ovvio. Allora fai la faccia tosta e tiri fuori ogni gene napoletano che è in te e gli parli, e poi parli e parli e parli e gli chiedi di tutto, gli fai una capa tanta, come si suol dire in partenopeo. E' perché è bello, come il sole, che poi io non ne sono sicura che il sole sia così bello ma lui sì. Fa matematica e passa il tempo con i libri di logica, valli a capire questi matematici, alti slanciati con le spalle un poco curve, che pare quasi si vergognino di qualcosa. Ma di cosa ti vergogni, tu. Di quanto sei bello, per caso? Bello da far schifo, col capello un po' arruffato e le mani in tasca e il sorriso stretto e poi dio, una voce che rilascia endorfine a vasto raggio, senza dubbio. Calda, liscia, innocente. Logica. Radiosa. E se ricordo la tua voce vuol dire che non ho parlato solo io, che dio ci salvi dai miei monologhi quando sono annoiata o eccitata, specie se tutte e due insieme. E mi hai detto che quanto è brutta la città universitaria, che è brutta, ma proprio brutta e io ti ho detto che una volta sono andata a Napoli e ho visto un ospedale e ho pensato che fosse brutto come la città universitaria e invece mia cugina di Napoli poi mi ha detto che quando è venuta alla Sapienza ha pensato che la città universitaria fosse brutta come un ospedale e allora sei scoppiato a ridere per la prospettiva di certe situazioni e poi hai detto che quando era vuota, lunedì, senza nessuno, era quasi bella, perché era in pace. E ci siamo detti che Villa Mirafiori è bella, la facoltà di Filosofia. Eh sì che è bella e ci andresti sempre, ma dimmi quando ci vai che ti raggiungo. E sai più cose di me sul mio argomento di tesi, e sarà perché Lewis Carroll era un appassionato di logica ma tu sai anche tutta la sua vita e i pettegolezzi che nessuna sa e con chi ci ho mai parlato di queste cose, la ragazza prima che voleva aiutarmi a fare la ricerca non sapeva neanche scriverlo, Lewis Carroll. E mi hai consigliato un saggio di un autore che non conoscevo, e solo per questo ti metterò nei ringraziamenti della tesi. A sapere il tuo nome. Perché in tutto quel parlare parlare e parlare, non ci siamo presentati, no. Mi hai salutato con un in bocca al lupo e magari stavi lì ad ascoltarmi perché non ti passava un attimo e non vedevi l'ora di andartene, ma tu sei bello lo stesso e resterai bello per sempre per questi occhi e no, forse non voglio neanche rivederti. E poi te ne vai, continui la giornata e allora vai anche lì, alla biblioteca di archeologia e storia dell'arte, andiamo a leggere questo saggio di Virginia Woolf, ma sì. Ed è ancora una grande bellezza, ma non ci sono cazzi perché è Piazza Venezia e ci sta tutto. Bella, anche la biblioteca. Il silenzio, i libri antichi, il profumo di vecchio, le porte in legno i tavoli in legno le sedie in legno le scalette in legno che scricchiolano. Ti siedi poi e trascrivi le tue citazioni ma ti rompi le palle e ti senti una ladra mentre fotografi il saggio di soppiatto, non prima di aver tolto il flash sennò saresti un'idiota. E dopo che fai, una passeggiata fino al Colosseo non te la fai? Mentre ti ripeti quando è bella, Roma, e te la guardi e ti dici che oggi hai visto tante cose belle e questa giornata dovrebbe diventare di quelle mondiali, dedicate a qualcosa, tipo alle cose belle. 

Dopo incontri gli amici, ti chiedono come stai, tu fai vedere le bolle rotte alle mani, ma non sono più infetta, giuro. Ed è bello anche il sorriso complice, in treno, tra me e il ragazzo congolese dopo che una signora si volta a guardarlo e scoppia a ridergli in faccia perché per lei la sua voce era buffa ma per me la signora era un'oca stupida e maleducata, e mi volto e la fulmino con lo sguardo e allora lui mi sorride come per dire lasciala stare, ormai non me la prendo più per queste cose e mi chiedo perché è così difficile aver rispetto degli altri. Poi magari andate in chiesa pregate e vi dicono di amare il prossimo e di aiutare i bisognosi e voi certo certo come le pecorelle smarrite e poi fuori sputate veleno, io lo so.


Però oggi è stata la giornata della grande bellezza, e niente, la finisco così. E scusate se parlo troppo. 


Se viceversa, così fosse, potrebbe essere; e se così non fosse, sarebbe; ma dato che non è, non si dà. E' logico. 
[Lewis Carroll]

12 commenti:

  1. Sono appena tornata da un viaggio a Roma, quindi sfondi una porta aperta.
    Io amo la mia città, non la lascerei per nessun'altra, è poetica pure nella sua frenesia, ma Roma...beh, Roma è Roma. È la capitale del mondo, come diceva Goethe, e non ne ho mai abbastanza. Sarà che ho studiato lettere classiche, ho fatto la tesi in latino e trovo che il latino sia una lingua perfetta è bellissima, ma ogni volta che vado a Roma me ne innamoro un poco di più. Cammino sui lastroni dell'Appia Antica e mi commuovo pensando a quanti piedi hanno percorso quello stesso tratto, a quanta storia è racchiusa in qualche metro di pietra. Ah, Roma. È davvero la grande bellezza.
    E un po' t'invidio perché hai la fortuna di poterci andare così spesso, di poter dire con nonchalance che hai sfogliato libri antichi a Piazza Venezia, che hai fatto una passeggiata fino al Colosseo. Un po' t'invidio perché hai tutta questa bellezza a portata di mano, anche se la mia paura più grande, il freno che alle volte mi trattiene dal prendere il primo treno e scappare a Roma, è che alla fine ti abitui anche alla bellezza e non la noti più, se ci sei immersa ogni giorno.
    Comunque sono contenta che il tuo isolamento sia finito, ma mi è rimasto un po' l'amaro in bocca per la chiacchierata con il matematico che si è conclusa senza neppure uno scambio di numeri, o almeno un caffè. Chissà che il caso non vi faccia rincontrare, anche nell'enorme Roma.
    Un abbraccio!

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    1. Ti dirò, sono circa sei anni che viaggio su e giù per Roma per gli studi e, anche se non ci ho mai vissuto davvero, ho capito che Roma sa farsi amare e odiare allo stesso tempo, ma in modo molto passionale. Puoi odiare i romani per il loro modo di fare e puoi amarli per lo stesso motivo, perché sanno anche farti ridere. Puoi odiare Roma, sì, per i mezzi il traffico le strade rotte le rotatorie, ma alla fine la guardi al tramonto e la ami, punto. E io continuo a farlo a distanza di anni. Non so se il mio futuro mi lascerà a Roma ma è certo che mi resterà nel cuore. Poi si sa, quando hai queste bellezze così vicine, non te le godi quasi mai. Se non fosse stato perché dovevo consultare quel saggio per la tesi non ci sarei andata a Piazza Venezia quel giorno, ed è un peccato, ma è così. La bellezza vera non te la scordi mai, se sai vederla con l'anima. Per il matematico, beh... mi conosco, non voglio rincontrarlo, nonostante le belle sensazioni che mi ha lasciato. Un po' perché mi sono sentita un po' stupida e forse ho fatto la figura della ragazzina, un po' perché... così è più poetico, no? ;-)
      Un abbraccio a te :))

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  2. sono giorni così, che il niente sembra eccezionale, che un sorriso di uno sconosciuto ci riempie di tante cose, che ciò che per tanti è scontato per te (me) diventano grandi bellezze, le città, le sue cose, due passi, un profumo...è la vita.
    Sei Alice, non c'è dubbio ;)
    bacio alla grande bellezza che è in te.

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    1. È vero, ci sono questi giorni che la bellezza la tiriamo noi fuori e la mettiamo lì dove serve... :)
      Nah, non sono Alice... Alice era una spocchiosa viziata antipatica... o perlomeno, così era la VERA Alice. Un giorno ve ne parlerò ;-) ma di certo ho apprezzato molto il paragone <3
      Un bacio grande

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  3. Lolita cara, sono pessima, credo di non essere ancora passata da qui.
    Aggiunta per direttissima all'elenco dei preferiti e presto recupero i tuoi post.

    Ti abbraccio

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  4. Sei proprio bella, tu. Bella perchè sai cogliere e descrivere queste cose, parlare di cose belle con perfetti sconosciuti e sorridergli.
    La cosa che mi è piaciuta di più però è il concetto della giornata della bellezza. Dovremmo ritagliarci del tempo per averne almeno una ogni settimana, tutti quanti. Anche io la sfrutterei per guardare Roma :)

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    1. Esatto. Siamo veramente sempre di corsa e non riusciamo a fermarci cinque minuti per assaporare le cose belle che abbiamo intorno... e non è solo Roma o qualsiasi altra bella città, è tutto. :)

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  5. "La grande bellezza"...
    Quella delle cose semplici, della quotidianità...
    Hai descritto perfettamente la tua giornata, sei un'abile osservatrice Lola... Osservi ogni dettaglio, ogni sfumatura e, forse, è proprio questo che ti di rende così brava e bella, allo stesso tempo.
    Io giornate così le ho passate a Pisa, tra l'università, la stazione e Piazza dei miracoli.
    Oppure a casa mia, tra i campi, la bellezza della natura, dei rumore animaleschi e le poche persone che incontro.
    Un abbraccio!!!

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    1. Grazie Ila <3 non mi sento così "osservatrice" come sembra, eppure a volte anche io riesco a cogliere le cose importanti. Succede ed è meraviglioso. E la natura... ti capisco benissimo, la natura e suoi 'rumori' ti fanno sentire davvero parte della vita. Un abbraccio a te :))

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  6. Anche io adoro Roma, soprattutto in questo periodo ogni anno ci vado anche se quest'anno chissà. E' una città magica..a volte questi incontri sono belli proprio perchè sai che non ce ne saranno altri e quindi ti vivi semplicemente il momento. Dovrebbero esserci più giornate come questa :) un bacio

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    1. Già! Ma la colpa è anche nostra che non abbiamo mai tempo... neanche per mangiarci una Fiesta! ! :D

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