martedì 22 marzo 2016

Non è un post sugli 883

Questo non è un post sugli 883. O su Max Pezzali.

Quest è un post su di me che più di dieci anni fa ascoltavo le loro canzoni e che solo adesso, con addosso la giusta dose di nostalgia, mi rendo conto di essere stata l'adolescente sognatrice, come tanti altri miei coetanei, che si chiudeva in camera ad ascoltare la radio e ogni tanto c'era anche quel pelato dalla faccia simpatica di Max ad allietare i nostri pomeriggi tra un esercizio di matematica e una versione di latino. C'era lui con le sue canzoni ogni tanto smielate ma che parlavano di amori acerbi, di regole di amicizia, della ricerca di te stesso. Emozioni racchiuse in strofe semplici e dirette. Il ritmo che ti entrava subito dentro. Mi piaceva, e me ne rendo conto adesso, a distanza di anni. Le ripesco, le riascolto, le canto un po'. Sarà la primavera, com'è che faceva? Non è il caldo ma sei tu che alzi la temperatura, non i fiori ma sei tu che profumi l'atmosfera... siamo cresciuti così, nei primi del duemila. I nostri zii ci avevano tolto qualche tabù che ora ritorna, ma non lo so se siano mai andati via del tutto. Io però non volevo averne, io volevo essere libera da tutto. Oggi è un gran parlare di genere, di diversità, e mi sembra una caciara. Una caciara che si trasforma pian piano e inesorabilmente in una forma di censura. Si ha paura di scrivere nero frocio handicappato diverso immigrato asociale vegano. Tutto sembra un insulto, e si ha paura di tutto. Hai paura a scriverlo hai paura a cantarlo, hai paura ad urlarlo per le strade. Non è vero che siamo liberi. Perché le parole sono importanti. Tutte. Anche quelle scomode, anche quelle che non vanno dette perché offendono o perché discriminano. Non bisogna far finta che non ci siano. Bisogna estirparle, esorcizzarle, renderle a tutti e svuotarle. Però no, volevo parlare degli 883 ma alla fine si parla della vita e di quella libertà di poter dire qualsiasi parola, nel rispetto dell'altro, dentro una poesia, dentro una canzone. E allora nord sud ovest est, e forse quel che cerco neanche c'è. Io ancora la cerco, quella spensieratezza. Vorrei ancora poter percorrere il mio sentiero senza dovermi chiedere se spaventerò qualcuno nel mio cammino, con la mia disarmante schiettezza, mostrando ingenuamente le perversioni che mi appartengono. Suona strano, perversioni ingenue, eppure stanno così bene queste due parole insieme. Perché non c'è niente di complicato o di folle o di turbolento in una sana perversione, è lì ed esiste perché non tutte le persone si annoiano o si divertono alla stessa maniera. E parlarne a pranzo con le amiche, e quando a sedici anni mi immaginavo tutto quello che sarei stata adesso, e adesso mi sono lasciata indietro tante cose e invece allora credevo di aver paura e mi sorreggevo a chi sapeva parlare meglio di me, a chi mi sembrava tanto ribelle e oggi invece chi faceva il ribelle accanto a me è rimasto indietro a pensare che io sia strana, mentre io vado avanti e nonostante la paura so di essere quello spirito libero che ho sempre desiderato e sempre invidiato a chi adesso si è fermato ai box. E questi sono proprio quegli anni che volevo, gli anni delle opinioni, di anni di avere voce in capitolo, gli anni del fare la storia, di anni delle cose che cambiano veloce e se non ti adatti sei fuori. E mi piacciono, nonostante la merda fino al collo in cui viviamo. Se stringiamo i denti ce la facciamo. Se non ci voltiamo le spalle, ce la facciamo. A rimpiangere gli anni di "che belli erano i film, gli anni dei Roy Roger's come jeans, gli anni di "qualsiasi cosa fai", gli anni del "tranquillo, siam qui noi". Siamo qui noi. 


11 commenti:

  1. "Viviamo giorni strani" dice ultimamente Herbert, parlandomi del mondo e dei suoi mutamenti. Parlandomi di innovazioni e riscoperte, di storie mai conosciute e di fatti noti anche agli stolti.
    Io trovo solo siano giorni buffi in cui tutto cambia giorno per giorno e solo chi riesce a seguire il flusso degli eventi sopravvive o chi resta a riva ad oziare, incurante dei pesci trascinati verso il mare.
    Quindi erano i primi anni del 2000, come corre il tempo. E dire che i miei ricordi corrono alla metà degli anni '90, quando sul pullman che portava la classe in piscina si cantavano le stesse canzoni, appena uscite e già sulla bocca di tutti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Detto da Herbert,che viviamo giorni strani, mi fa veramente "strano"... è vero tutto cambia velocemente ma chi lo sa che non si ritornerà al punto di partenza. Sono passati veramente tanti anni, già. Ci sembra sempre ieri, quando si era sul pullman a chiedere all'autista di cambiare stazione radio...

      Elimina
  2. La mia gioventù è stata segnata dalla canzone "GLI ANNI" di Max, "NESSUN RIMPIANTO", "LA REGOLA DELL'AMICO" per dirne alcune.. mi ricordo con nostalgia le serate con la chitarra e cantare a più non posso.. si bei momenti.. grazie per avermici fatto pensare.. buona giornata..:)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un po' di nostalgia ogni tanto fa bene... ;-)

      Elimina
  3. non è cambiato il mondo di stare al mondo, quando si è giovani veramente Lola...anche quando ero giovane ragazza, con altre colonne sonore ed altri diritti da rivendicare, si stava come " Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie" in precario equilibrio...poi si trova il proprio centro di gravità, che non sarà mai permanente, ma si sposterà mentre cresci ed incontri altri mondi e altre vite che, si intersecheranno con la tua...scoprirai tante altre parole che si ha paura o pudore di non dire, ma tu come dici, sei avanti, parli con la lingua del tuo cuore.:*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. non è cambiato il modo* (sorry)

      Elimina
    2. Non lo so se parlo con la lingua del cuore, forse sono un po' illusa ancora, però quest'illusione mi da' forza e allora ne approfitto ancora un po', poi chissà che non ci riusciremo a stare al mondo mantenendo l'equilibrio... un bacio grande :)

      Elimina
  4. Sicuramente siamo cresciute sotto le stesse note, con i medesimi Max-pensieri...
    ...e sinceramente, a trent'anni suonati, ancora mi pongo certe domande, senza ancora esser capace delle certe risposte...
    Quel che cerco neanche c'è?
    Me lo chiedo ancora...
    Sembra, quando a 15 anni l'ascoltavo, che essere risolte a 30 dovesse essere conditio sine qua non... Mamma mia quanto sbagliavo!
    Bel post, il mio commento è sconclusionato, sopportami

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E invece lo capisco, anche io a 15 anni mi immaginavo ai 25 super figa, super organizzata, realizzata, fuori di casa... e invece sono ancora qui a dirmi "belli i tempi a 15 anni Lola quando ascoltavi Max Pezzali e non capivi un cazzo della vita, vero?"

      Eh, tocca sopportarsi a vicenda qui ;-D

      Elimina
  5. Il grande Max, quanti ricordi...bel post Lola.

    RispondiElimina

Il cliente ha sempre ragione