mercoledì 1 giugno 2016

Sono successe cose strane in questi giorni. Belle, affascinanti, tristi, terribili. Sto davvero vivendo in un terremoto che non ne vuole sapere di assestarsi e giorno dopo giorno mi muovo, tra le macerie, e provo ad essere più forte della pietra che mi viene scagliata contro. 

Sabato, un esame importante, il più difficile di tutta la carriera universitaria. La sera mi aspetta un aperitivo sulla spiaggia con gli amici del piccolo-ingegnere-ovvero-il-ragazzo-di-atletica. Alle nove e mezzo arriva la telefonata. Nonno è morto. Sospiro, mi allontano dal gruppo che nel frattempo è andato avanti a cercar posto in un locale. Lui resta con me. Ce lo aspettavamo, doveva succedere. Oggi non è mai contemplato. E' troppo tardi per rientrare, lo farò l'indomani all'alba. Ritorniamo insieme agli altri, rido, provo a distrarmi, non serve a niente. La serata finisce, abbiamo ancora una notte intera da passare insieme. Sotto le stelle facciamo l'amore, andiamo a vedere Roma alle prime luci dell'alba. Circo Massimo, Tempio di Ercole, Lungotevere. Ed io e te, mano nella mano. Riesco ad essere serena. Mi dici. Io per te sono tante cose, non ti manca la terra sotto i piedi. Poi mi accompagni alla stazione, mancano venti minuti alle sette. Saranno due lunghe giornate, non dormirò. I doveri di figlia e di nipote mi attendono. 

Raggiungo gli uomini a casa, andiamo dalla nonna, c'è anche mamma. La casa piena di gente, tutti ti abbracciano, c'è qualcuno che non si ricorda di me. Stiamo tutti insieme per la veglia.  Nonno. Non abbiamo mai avuto un sincero rapporto di affetto, eri di un'altra generazione, però ricordo come ti piaceva mangiare la mortadella con mio fratello ed era il tuo modo per dimostrare qualcosa. Litigavi sempre con nonna, bestemmiavi i santi dal primo all'ultimo. Quando uscivamo tutti insieme eri il giullare di corte, ridevano tutti di gusto con te. Quella malattia non te la meritavi, nessuno se la dovrebbe meritare. Un uomo sempre forte e indipendente non può regredire così. Forse ora sei in pace.

Non ho mai vissuto sulla pelle un funerale così, fino alla fine. Vedere mia nonna sentirsi male in quel momento e rimproverarti perché da vivo non volevi mai andare al cimitero a trovare i tuoi cari. "Devi avere paura dei vivi Antonio, non dei morti!", ti ha urlato, in lacrime, mentre ti seppellivano. 

Non bisogna temerla, perché la morte finisce con la morte stessa, aleggiava il frate francescano in chiesa. La morte, che finisce con la morte. E dopo, la vita. La resurrezione, per chi crede. La pace, forse, o la beatitudine. Ed io in cosa credo? Forse credo nella saggezza. Nel vivere ogni giorno cercando la riposta a tutto e trovare la vera Sapienza delle cose solo alla fine dei giorni. 

14 commenti:

  1. mi spiace Lola, scusa la banalità, ma è il cerchio della vita...avrai sicuramente altri lutti delle persone che un tempo facevano e fanno parte della tua vita di ragazza, ma scoprirai che si vive lo stesso, che tutto è un bla bla bla, un trucco (gambardella docet) dunque prendi sempre i treni che ti passeranno accanto e che sai ti porteranno in posti dove tu vorrai essere, non guardare indietro, il sole è solo davanti...ti abbraccio tenere Lola :*

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    1. Non mi fermo più S., non mi fermo. Sono stati dei giorni difficili, ma la morte non mi spaventa affatto. E' soltanto una certezza sulla quale andare avanti e vivere senza filtri. Ti abbraccio anch'io :-)

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  2. Sono solo parole lo so, sono sei mesi che mia nonna ci ha lasciati, senza che nessuno potesse aspettarselo.
    Ho scritto un post sull'accaduto, e leggendo queste tue frasi mi sono sentita vicina a te.
    Credo che ancora io non sia capace di realizzare la sua assenza, so che ci vorrà moltissimo tempo, la vita continua e non si possono evitare certe sofferenze.
    Non bisogna fare altro che concedersi il proprio spazio di dolore per poi ricominciare, possibilmente più forti di prima.
    Un abbraccio!

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    1. E' così, si prende coscienza della vita e si va avanti... grazie :-)

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  3. Lola, so che dire che mi dispiace è banale, ma è anche la verità.
    Concediti il tuo spazio di tristezza/dolore/malinconica, oltre che lo spazio per compiere i doveri di figlia e di nipote.
    Io ti mando un abbraccio grande, che non fa mai male

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    1. Sai, forse ho addosso quel tipo di dolore un po' malinconico, quello che ti fa toccare con mano che la vita finisce e che ti cambia un po' le prospettive magari. Un abbraccio a te, dolce Em :)

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  4. Forse inutile dire che mi dispiace, forse banale.
    Forse.
    Ma come da mia abitudine, me ne infischio e te lo dico lo stesso: mi dispiace, perché so che è sempre difficile in modo differente perdere qualcuno che ci sia vicino.
    Un abbraccio forte.

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    1. Ti ringrazio, davvero. È stato forte vedere tutto, starci dentro, e rendersi conto di come siano importanti le tradizioni della vita, e della morte stessa.

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  5. Come molti prima di me, mi spiace per questo lutto. Credo però tu abbia saputo affrontare tutto nel verso giusto, accettandolo come una parte naturale della vita. Trovandomi al tuo posto, non sono stato altrettanto predisposto.
    Un abbraccio!

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    1. Ringrazio anche te Pier. Forse è brutale da dire, ma è la verità. Non ho avuto mai un grande rapporto con mio nonno, soprattutto negli ultimi anni. Però era mio nonno, e l'ho sempre rispettato. È stato forte stare lì, a volte è stato tremendamente difficile, ma forse siamo veramente di passaggio e non si può sfuggire al destino. Un abbraccio a te

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  6. Ti ho già detto tanto, ma siccome voglio essere presente anche qui, riassumo tutto in uno stupido cuore ❤️

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  7. Ci sono passata. Ricordo ogni dettaglio del viso di mio nonno nella bara. L'ho fissato a lungo, ho studiato ogni piega di cerone.

    Ti abbraccio forte

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