venerdì 8 luglio 2016

Ho scritto questo post molte volte. O meglio, ho scritto quello che immagino possa essere questo post molte volte. E altrettante volte l'ho cancellato. In realtà non c'è nessuna differenza tra questo post e un post qualsiasi, quindi la cosa giusta da "dire" è che sono più o meno cinque giorni che provo a scrivere qualcosa e poi cancello tutto. E per qualcosa intendo riferirmi alle tue parole. Quelle dove mi porgevi delle scuse. Qualcuno capirà, qualcuno no, non importa.

E' vero, quelle scuse servivano a te. Ed è altrettanto vero che non ne avevo bisogno e che non sento di avere nulla di cui perdonarti. E' passato un anno e mezzo. A volte sembra il mese scorso, a volte sembrano secoli. E sì, sono andata avanti. Sono andata avanti perché, ad essere sinceri, più indietro non potevo andare. Potevo regredire? No, non è da me. Sono una persona orgogliosa e anche se c'è stato un punto della nostra storia in cui sembravo aver perso l'orgoglio per te, è tornato a farsi sentire e mi ha dato la forza e la dignità per andare avanti. Non è facile per me parlarne, lo sai. Lo sai? Non lo so, arrivati a questo punto. E, se sto usando parole un po' più dure, è perché ci ho pensato a lungo. Ti ho detto che non ti odio, ed è vero. Ti ho detto pure che non mi pento di nulla, ed è vero anche questo. Però mi pento di aver fatto finta di nulla e di averci anche scherzato su perché, a ripensarci, avevo buoni motivi per arrabbiarmi, rileggendo le tue parole. E credo pure di essermi arrabbiata sul serio ma di non essermene resa conto. E' curioso, nemmeno più l'ira mi sconvolge ormai.

Non so dove voglio arrivare, forse da nessuna parte. Mi preoccupo tanto di proteggere gli altri da quello che penso di loro, e forse sbaglio. Mi ostino a tirar fuori parole giuste e buone ma so che non è quello che penso in realtà. La verità è che non ho bisogno della tua benedizione. La verità è che mi hai fatto veramente tanto male e per tanto tempo mi sono sentita in colpa per colpe che non avevo. La verità è che ti bastava veramente un abbraccio, ma in quel momento ti sembrava inutile e allora che me ne faccio io dei tuoi ricordi e della tua nostalgia, adesso? Niente. Non è un premio di consolazione quello che cerco e neanche la tua approvazione. E non mi importa neanche chiedermi come sarebbe andata se perché molto probabilmente hai ragione, ci saremmo fatti del male. Altro. 

Eccomi, ancora una volta a premere il tasto cancella. Non sono tenuta a dirti altro, e non mi va. Credo ancora di aver sbagliato, che forse quelle distanze che avevo preso da te erano necessarie perché io sono una donna del sud e le donne del sud, si sa, non dimenticano mai. Ma comunque adesso non importa davvero. Non mi cambia. Forse sono riuscita a farmi scivolare le cose di dosso anche se non ci credo davvero, però almeno ci provo. Forse ho davvero smesso di piangermi addosso, forse sono davvero diventando egoista come volevo. No, non voglio che tu ti senta in colpa, quello che hai fatto l'hai fatto seguendo quello che eri, non potevi comportarti altrimenti. Proprio come la storia della rana e dello scorpione, già. Forse mi sono persa o forse mi sono ritrovata, chi lo sa. Lo capiremo seguendo il sentiero. 

10 commenti:

  1. Trovo ci sia una differenza importante fra ammettere i propri sbagli, scusandosi per essi, soprattutto verso se stessi (là dove abbiano recato danno) e sentirsi in colpa.
    Le parole gentili servono nei momenti di sconforto e servono a chi non voglia la dura realtà, quindi capirai che apprezzo molto di più un pensiero così schietto e sincero allo zucchero attorno a quella che poteva essere una pillola amara.

    Ovviamente il momento rende inutile il mio post, è passato un anno e mezzo, quasi un'eternità, per certi versi. So che è "tardi", per così dire ma non ha senso rimurginarci su.
    Certo, potevo scriverlo in bozza e lasciare che i ragni ci tessessero le ragnatele ma non sembra qualcosa che farei io e non sembra qualcosa che mi avrebbe soddisfatto. Alcune cose vanno tirate (buttate) fuori, per evitare che marciscano. Ho aspettato troppo?
    Troppo poco?
    Per certe cose esiste solo un momento più o meno sbagliato, non c'è un momento giusto

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    1. Per un certo verso apprezzo le tue parole e la tua sincerità, però capisci bene che neanche io potevo tenermi dentro quello che penso, a questo punto. Forse no, non c'è mai un momento giusto per queste cose, forse ho sbagliato anche io ad "arrabbiarmi" solo adesso però non possiamo farci nulla. Ti ho sempre detto quello che pensavo davvero, ho soltanto cambiato qualche prospettiva, a pensarci

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    2. Non trovo errori nelle tue azioni, solo la logica reazione ad un'azione.
      No, non hai sbagliato.

      Preferisco che tu sia sincera con me, come io lo sono con te, lo sai.

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  2. sai, quando si scrive si cancella e si riscrive, le cose non dette restano troppe, tutte quante improgionate tra la punta e il foglio, dentro la gomma e nel lusso di pochi per lustro di molti... che consiglio darti? quello di non snaturarti
    mai
    per niente e nessuno

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    1. Snaturarmi mai... però sai, a volte è davvero difficile tirarle fuori, queste parole.

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  3. ed in fine per lasciare andare completamente dovresti non parlarne nemmeno più :-)). Un abbraccio

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    1. direi che adesso il caso è chiuso ;-)

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  4. beh... non conosco i fatti e non so a chi o cosa ti riferisce ma ti posso dire che il tempo aiuta e che nello stesso modo e' anche troppo breve per farsi dopo un anno e mezzo a rimurginarci sopra!
    e ora... che ne dici di seguirci reciprocamente via GFC + FB + Twitter e su G+? Clicca su ''join this site'' nel mio blog e lascia un messaggio con il tuo link cosi' passo a ricambiare e se vuoi partecipa pure al mio Contest!! grazie. :)
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    1. Non volevo risponderti ma lo farò lo stesso per gentilezza. Io scrivo per me, non per andare in giro a rispondere agli altri blogger con frasi precostituite e/o per partecipare a contest e per fare a gara a chi ha più followers su TW GFG FB CCCP. Ti conviene non passare più per questo blog, non avrai quello che cerchi ;-)

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