giovedì 10 agosto 2017

La panchina dei sogni infranti

Ero alla ricerca disperata di appunti-riassunti-dispense e tutto ciò che avrebbe potuto darmi una mano a capire un testo indecifrabile sulla percezione visiva nell'arte che mette in mezzo la teoria della Gestalt e altre cosucce di carattere grafico e psicologico. Tutto molto bello, ma scritto con i piedi (o peggio, forse tradotto con i piedi). Quindi eccola lì, la Lola, a chiedere aiuto alle arpie della sua facoltà. Mi sono ritrovata con messaggi vocali mai ascoltati, simpaticissime secchione da 30elode che alla domanda "avresti degli appunti delle lezioni? Ovviamente te li pago" mi rispondono con un logico "mi dispiace, i libri non li vendo" e cose di questo tipo. Per fortuna, alla fine è arrivato un Deus ex machina a salvarmi: un simpatico sito dove puoi scaricare migliaia di appunti pagandoli con dei "crediti" che riceverai a tua volta caricando sul suddetto sito i tuoi appunti. Mi è sembrato uno scambio più che equo, così mi sono fatta prendere da un raptus e ho preso il caro hard disk per riesumare qualche tomba egizia dei primi anni di università. 

No, non volevo parlarvi di come mi sta andando lo studio in pieno agosto con 40 gradi all'ombra. Volevo parlarvi di un ricordo adolescenziale che mi è capitato sotto al naso proprio oggi pomeriggio, mentre ero alla forsennata ricerca di appunti da caricare sul sito di belzebù. 

Era il 17 gennaio 2013, o almeno così dice il file word che ho trovato. Seguii un laboratorio a frequenza obbligatoria sul fenomeno sociale delle scritte murarie. Quel professore era una bomba e quel corso era davvero interessante. Per darci l'idoneità da un credito ci chiese di raccontare un nostro aneddoto sull'argomento, o semplicemente di andare per strada e provare ad analizzare una scritta muraria a caso (considerandole poi da un punto di vista sociale e pedagogico).

"(...) La scritta muraria che vorrei proporre esiste realmente ed è stata realizzata dalla sottoscritta insieme ad un gruppo di amiche anni fa, su un muro nei pressi della scuola che frequentavamo insieme. La scritta, fatta con un pennarello indelebile di colore rosso, recitava “This is the boulevard of broken dreams” ovvero “Questo è il viale dei sogni infranti”. La frase ha un duplice significato. Innanzitutto, perché scriverla? E’ stato un segno di autoaffermazione, un modo per rendere più solido il gruppo di appartenenza, in quanto la frase era stata presa da una canzone particolare che sembrava tirar fuori i sentimenti del gruppo. Bisogna poi aggiungere che sotto la scritta c’erano anche le “firme” delle componenti del gruppo, per dare enfasi e rendere il messaggio chiaro e di possesso del gruppo che l’ha ideato e poi scritto. 

In una società che chiede di seguire gli “standard”, il significato educativo di tale scritta potrebbe essere quello di comunicare un messaggio a tutti ma allo stesso tempo di farne capire il significato solo ad un ristretto gruppo di persone. 

Il gruppo e l’amicizia hanno un ruolo fondamentale nella società, e condividere uno stesso “credo”, che sia un’idea politica o la frase di una canzone può rafforzare un legame d’amicizia, e nell’educazione l’amicizia è importante per l’autostima e la personalità, l’appartenenza ad un gruppo aiuta il soggetto singolo a sentirsi parte di una società con delle peculiari caratteristiche."

Mi viene la pelle d'oca solo a rileggerlo. Quando ho scritto quell'elaborato avevo 23 anni (merda, 23 anni. Che cazzo facevo a 23 anni nella vita?), ma quella scritta risale a quando ne avevo 16 circa. Eravamo in tre su quella panchina, e pensavamo di spaccare il mondo. Esatto, una panchina. Ho mentito sull'elaborato, scrivere che si trattava di un muro faceva ovviamente più "figo", ma il significato era sostanzialmente lo stesso. Uscivamo ogni sabato, e sempre nella solita piazza del solito paese dove abito ancora oggi. Dopo qualche "vasca" (tipo venti) ci andavamo a sedere su una panchina tonda, di quelle con al centro una fioriera. Era sempre la stessa panchina, e lì ci raccontavamo di tutto. Eravamo arrabbiate con i nostri genitori, eravamo arrabbiate col mondo. Nessuno ti capisce, a 16 anni. Odiavamo tutti, volevamo essere diverse, ci sentivamo diverse. Ed era bello, perchè eravamo diverse insieme. E allora decidemmo di scrivere quella frase su quella panchina, simbolo del nostro "amore" per i Green Day. Quella canzone per noi era uno stile di vita. Passavamo le ore a guardarne il videoclip su MTV e cazzo, li vedevamo passeggiare per le strade deserte di quella città e ci sentivamo sole esattamente allo stesso modo. Per noi quella panchina era il nostro viale, la nostra boulevard of broken dreams. Poi, col tempo, quei sogni si sono infranti insieme a quella panchina, e con essi quella piccola scritta "coraggiosa" e codarda al tempo stesso. Che cretina che ero.

Dopo undici anni, niente è come me lo sarei mai immaginato. La mia unica preoccupazione erano un paio di cicatrici, mentre adesso ne ho a centinaia e mi sembra alquanto inutile provare a nasconderle, non sono mai riuscita a nascondere niente, io. Nel frattempo, cerco di leggere tra le righe, penso a cosa è giusto e cosa è andato a farsi fottere. Controlli i miei segni vitali per capire se sono ancora vivo... e cammino da solo. (cit.)

 

8 commenti:

  1. Una panchina di sogni infranti ce l'abbiamo quasi tutti, mano a mano che il tempo passa e ci sbatte in faccia le poche cose che riusciamo ad appiccicare assieme, quelle che riusciamo a non guastare, quelle che ci hanno scaricato per strada e qualcuna di quelle che ancora intravediamo scritte a sedici anni.

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    1. Ogni volta mi chiedo come fai alle sei del mattino a farti venire certi pensieri... però sì, cambia davvero tutto il mondo dopo i sedici anni.

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  2. Quante cose cambiano nel tempo: a venti anni hai amici che poi non calcoli più, perché vivi un'esistenza che poi non farà più parte di te. Bello ricordare, anche i miei venti(trè) anni sono stati un po' così. Tra panchine e passeggiate. I miei 16 anni ancora diversi.
    Un tempo che ora fa sorridere, come quelle cicatrici.

    Moz-

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    1. A ventitrè anni ero certamente anche io tra panchine e passeggiate, ma sicuramente più disillusa (e con una storia di quattro anni appena finita). E' proprio vero, ormai quegli anni ci fanno sorridere, forse perchè ci rendiamo conto delle persone che siamo diventate. Viva la saggezza ;-D

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  3. È sempre una strana sensazione rileggersi, perché ritorna su tutto in una volta. La te stessa del passato. Non eri cretina come dici, eri solo una ragazza giovane, che doveva fare la sua strada.

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    1. Sì, fa un certo effetto perché pensi ad allora e poi ti riguardi e pensi a tutta la strada fatta... :-)

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  4. Come ha detto anche Pier, non eri cretina, eri una adolescente :D Però è vero che rileggersi a distanza di anni lascia un poco l'amaro in bocca dato tutto quello che è cambiato e che ancor può cambiare! Ma alla fin fine serve per crescere e trovare la nostra vera identità, no?
    P.s. se ti consola io e due mie amiche, quando avevo 18 anni, scrivemmo con una bomboletta spray i nostri nomi sul "pavimento" di un parcheggio. Pochi giorni fa, passando daquelle parti, mi son fermata per cercare la scritta ed è sparita così come son sparite queste due amiche dai miei 20 anni in poi! E ti dirò, ho provato un senso di liberazione!

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    1. Che teppistella anche tu eh? ;-D comunque lo so, spesso fa troppo bene lasciarsi alle spalle certe persone, forse ci sono alcune amicizie che ci "servono" solo per cambiare o per avere il coraggio di farlo.

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