lunedì 11 febbraio 2019

72 is the new 42

Non c'è molto da dire, a parte che "è andata". Finalmente, aggiungerei. Come tutti i mostri che fanno paura, dopo l'affronto si ha come una sensazione di pace interiore difficile da descrivere. Non era una questione di vita o di morte, non era l'intervento più complicato del mondo, lo sapevo, eppure mi faceva paura lo stesso. La notte prima ho fatto un sogno. C'ero io da sola in una stanza, era la mattina dell'intervento. Mi era appena giunta la notizia che, dopo due giorni, avrei dovuto discutere nuovamente la mia tesi di laurea. Ero in panico, non sapevo che fare, ed ero ovviamente consapevole del fatto che non sarei stata nelle condizioni fisiche di presentarmi in Università. Per risolvere questo "piccolo" problema chiamo la mia relatrice, la quale mi tranquillizza dicendomi "ci penso io, ti sposto la data della discussione di due giorni". Certo, perchè due giorni sarebbero bastati per riprendermi dall'intervento, nella mia testa, però ero contentissima e l'ho ringraziata tantissimo. Poi è suonata la sveglia, era ora di prepararmi per presentarmi in clinica. 

Mi hanno fatto aspettare quasi tre ore sola in stanza con una cuffietta verde e una specie di sacco della spazzatura blu addosso, senza dirmi che prima delle undici non mi avrebbero operata. Ho pianto mentre l'infermiere mi cercava le vene sul palmo della mano e la collega mi ha assicurato che mi avrebbe dato il numero di telefono dell'infermiere se mi piaceva così tanto, non c'era bisogno di disperarsi e piangere. Poi, come nei film, l'ultima cosa che ho visto è stata una mascherina verde piena di ossigeno che avanzava verso il mio viso. 

La mia "compagna" di stanza aveva (ha, anche a lei l'intervento è andato bene) 40 anni ed è una psicoterapeuta. Ha avuto lo stesso intervento che ha avuto la mia vicina di letto 10 anni fa al Cardarelli di Napoli, quando sono stata operata per la prima volta. Abbiamo parlato tanto, io e la P. Ci siamo raccontate paure, sogni, incertezze. Conosceva tutti i professori che ho avuto quando studiavo Psicologia a San Lorenzo. Banalmente, le ho raccontato della mia più grande indecisione del momento, ovvero quello di decidere se diventare un'insegnante di scuola primaria o infanzia. Tutto è successo senza che me ne rendessi conto. Si stanno aprendo le "finestre" semestrali per l'inserimento in graduatoria per le supplenze nelle scuole pubbliche, e mi sono ritrovata a dover scegliere se caricare i 72 punti che mi dà la laurea su infanzia o primaria. Nessun rimorso, non si torna indietro e la scelta me la porterò avanti per tutta la carriera. Senza far polemiche sul fatto che la mia laurea è abilitante per entrambi gli ordini di scuola e mi sembra assurdo che, una volta laureata, mi "obbilighino" a prendere una scelta così importante, sono andata in crisi. All'inizio del mio percorso universitario ho sempre pensato che avrei preferito  lavorare nella scuola dell'infanzia, e già allora molte persone intorno hanno preso questa mia preferenza come "vabbè perchè è più facile, all'asilo li fai colorare e basta". Con gli anni ho scoperto molte cose su entrambi gli ordini che mi hanno fatto capire quanto è complesso lo sviluppo di un bambino in toto, dai 0 agli 11 anni. In realtà nella mia testa è un percorso unico, fosse per me potrei benissimo seguire 30 bambini dal nido fino alle medie (dalla culla alla tomba insomma) senza batter ciglio, anzi, godendomi ogni fase di apprendimento dell'essere umano negli anni più belli e allo stesso tempo più difficili della sua esistenza. 
Ne ho parlato con mia madre e mi sono sentita dire "mi stai dicendo che ti sei presa una laurea per andare all'asilo? Non esiste proprio, perchè non ci mandi le diplomate magistrali all'asilo?". Fosse per me le diplomate magistrali le manderei da un'altra parte, ma non è questo il luogo per parlarne. Ovviamente mi riferisco a quella "piccola" (così sembra) di diplomate magistrali che, dopo aver preso il diploma, hanno lavorato ovunque tranne che nelle scuole e, dopo anni, si sono ritrovate a fare il concorso straordinario con due annualità scarse di supplenze (magari fasulle) e che non studieranno neanche per le prove, tanto il concorso non è selettivo e a loro non gliene frega niente di saper masticare due parole di inglese o di pedagogia. 

Resta il fatto che no, la scuola dell'infanzia non è soltanto quella scuola dove si "colora" soltanto e non si fa altro, no. Maria Montessori, le sorelle Agazzi, Fröbel. Non aggiugo altro, ma è lunga la lista di pedagogisti e non che hanno dedicato la loro vita al mondo fantastico della prima infanzia. 

A questo punto la mia scelta sembra essere "fatta", la solita Lola controcorrente che fa la scelta che nessuno si aspetterebbe, quasi per dispetto. Eppure no, voglio ancora prendermi qualche giorno e rifletterci bene, senza farmi condizionare dai preconcetti di chi mi sta intorno. Seduta comodamente a casa con una manciata di punti di sutura sulla pancia da far cadere. Besos e grazie per tutto il pesce.

2 commenti:

  1. Ben tornata Lola :D Spero che i punti siano caduti ma nel frattempo, ti do un consiglio alla siciliana in merito alla tua scelta post laurea:
    "futti e futtitinni" :D
    Ovvero frega tutti (futti, anche se in alcuni casi vuol dire altro... :P) e fregatene di ciò che dicono! Se senti che la scuola dell'infanzia è il posto giusto per te e sai che potrai dare tanto ai bambini, fallo! Anche perchè è vero quello che dici: non è solo una scuola dove "si colora" o dove si parcheggiano i bambini nell'attesa che entrino alle elementari. E' un luogo dove imparano le dinamiche sociali, incominciano a delineare un pensiero proprio e, soprattutto, possono imparare tante cose che li renda autonomi.
    Quindi vai sorella, vai :D

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    1. Ciao DoppioGeffer!!! ^^ purtroppo no, per i punti ci vuole ancora tempo ma non dispero 😬 Comunque è proprio vero, tanto le persone "parlano" a prescindere, ormai lo so già ;) diciamo però che alla fine la mia decisione è cambiata ma è stata una scelta personale del tutto ponderata... ma tanto comunque continueranno a dire che mi sono laureata per una "cosa" dove prima bastava un diploma... ma stica, giusto? 😊 Besos ❤️

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