domenica 15 settembre 2019

Il mio primo giorno di scuola

Giovedì scorso sono stata convocata in una scuola di Roma Nord alle ore 7,30, per dei posti vacanti (leggasi supplenze annuali). In realtà non ero obbligata a presentarmi a scuola a quell'ora, in segreteria avrebbero convocato telefonicamente le circa 200 persone che si contendevano i quattro posti vacanti, ma io sono andata comunque lì perchè avevo l'ansia. Ovviamente non mi hanno presa, sono stata ad aspettare nell'atrio della scuola fino alle 10, mi sono beccata tutto il vento maledetto delle ore mattutine di settembre per sentirmi dire guarda mi dispiace, ho appena dato l'ultima supplenza alla numero 258 (io ero la 272), ce l'avevi quasi fatta. Già, ce l'avevo quasi fatta, ma ero comunque l'ultima. Sì, l'ultima della lista. Perchè? Perchè in Italia funziona così. Fino a giugno 2020 non si aggiorneranno le graduatorie e io sarò in coda, ovvero starò sotto a chi ha anche 10 punti, nonostante gli 82 punti che mi ha dato la mia laurea. Curioso, vero? Però funziona così e me lo devo far piacere, almeno fino a giugno 2020. 

Ovviamente non tutto è "perduto", avrò sicuramente la mia dose di supplenze giornaliere con le quali riuscirò a pagarmi l'affitto del mio imminente trasferimento nella Capitale (no, non mi sono ancora preparata nulla, a parte un asse da stiro e una spazzola per capelli), però sicuramente è stato difficile giovedì vedermi passare davanti tutte quelle telefonate, e anche tutti i bambini al primo giorno di scuola, mentre io ero seduta su una sedia rossa nell'atrio della scuola. C'erano i ragazzini delle medie che al suono della campanella hanno scatenato l'inferno, urla e suoni gutturali dei migliori film con zombie. C'erano i bambini di prima elementare al loro primo giorno di scuola, sopraffatti da uno zaino più grande delle loro spalle e genitori ansiosi di lasciarli andare. C'era chi piangeva e si teneva alle gambe della mamma, chi guardava spaurito i nuovi compagni di classe. C'erano anche dei bambini di quinta che mi hanno riconosciuta, hanno salutato la supplente seduta sulla sedia rossa, molto probabilmente più in ansia di loro.

C'erano i collaboratori scolastici che si salutavano a gran voce, tra tutti spiccava il collega simpatico con il vassorio di "pastarelle". E poi c'erano le insegnanti: quelle già stanche e scazzate della serie oddio un altro anno a domare queste bestie, quelle tutte pimpanti e allegre con la collana colorata pronte ad accogliere i loro alunni col sorriso, quelle super abbronzate vestite di tutto punto della serie sono stata a Miami, poracci, quelle che oddio dov'è il registro di classe. E poi c'ero io, jeans stretti a sigaretta, magliettina a fiori e stringate oxford color "real marrone 5424" (così c'era scritto sulla scatola) e faccia da speriamo nun me diano una quinta imbizzarrita

Ci vediamo prof, tanto lo so che tra qualche settimana vi mettete in malattia per un'unghia incarnita e poi arrivo io a mettere le toppe fra i vostri piccoli diavoli. Besos.

sabato 7 settembre 2019

Di viaggi e di allergie ai pollini della Transilvania

Ebbene sì, alla fine ci sono andata in vacanza in Romania. A parte qualche incoveniente fisico (tipo le mestruazioni e altre cosucce simpatiche) io e l'ingegnere ce li siamo veramente goduti questi quattro giorni a Bucarest. Per la prima volta dopo tanti anni ho davvero staccato la spina, lasciandomi alle spalle tutti i problemi e le preoccupazioni che mi hanno fatto perdere un sacco di capelli negli ultimi mesi. 
Perchè la Romania? Perchè volevamo spendere poco, il cambio euro-lei è molto vantaggioso. Ci è piaciuta? Tanto. Il nostro inglese ci ha un po' messi in difficoltà, il nostro vecchio b2 era un po' arrugginito e mi sono resa conto che non basta vedere i film con i sottotitoli e ascoltare qualche canzone, con l'inglese ti devi "buttare" e lo devi parlare, punto. Certo, il fatto che più della metà della popolazione femminile rumena sappia parlare italiano ci ha aiutati non poco. Abbiamo anche beccato un tassista di madre rumena e padre siciliano. 

Non si può raccontare tutto, o per lo meno io non ci riesco, non sono una travel blogger. Quello che mi sono portata a casa è stata una bella lezione di storia. I rumeni hanno sofferto moltissimo la didattura di Ceaușescu e ne soffrono ancora. Si stanno rialzando, ma la strada è lunga e il loro rancore si tocca con mano nelle strade della capitale. Durante una visita al famoso Palazzo del Parlamento, detto anche Casa del Popolo, il fervore della guida ci ha fatto capire come questo simbolo del paese sia stato la loro rovina stessa. Fortemente voluto da Ceaușescu dopo un viaggio in Oriente, il palazzo "vanta" circa un milione di metri cubi di marmo e altri numeri stratosferici come 3500 tonnellate di cristallo e 480 candelieri, il tutto proviente esclusivamente dalla Romania perchè sì, l'importazione estera era mal vista dal didattore rumeno. Mentre passeggiavamo per le sale immense, la guida ci ha detto candidamente che sì il palazzo è bellissimo, viene usato per celebrare matrimoni, concerti di Natale, però è anche vero che sono morti tanti operai per costruirlo e in quegli anni il popolo ha patito la fame per quel "capriccio" di Ceaușescu quindi per lei potrebbero anche demolirlo, ma ormai ce l'hanno e tanto vale che se lo tengano. Come piccolo riscatto, quando (nel 1989) i lavori erano quasi terminati, il popolo ha fucilato Nicolae e concorte e si è presa il Palazzo. Della serie mo ce ripigliamm' tutt' chell che è 'o nuost (cit.). Fine della lezione di storia, mi sono fatta prendere la mano, I know. 

Una delle 1000 stanze del Palazzo del Parlamento. 

Solo Bucarest? No, siamo stati anche in Transilvania a vedere il "famoso" ma deludente castello di Dracula (solo marketing e lo sapevamo pure, però il pacchetto con guida e minivan che avevamo acquistato era così quindi ciccia) e il bellissimo Castello di Peleș di cui non posseggo foto degli interni perchè devi pagare una specie di tassa a parte e se pubblichi le suddette foto nell'internet ti arrestano, quindi no grazie. Ah, dimenticavo il momento Alberto Angela: transilvania è una locuzione di origine latina che significa oltre la foresta (silva sta per 'foresta' e trans sta per 'oltre', of course). Lo so che su Wikipedia c'è scritto tutto però giuro che ce lo ha spiegato per oltre mezz'ora la guida di nome Alberto che cercava di capire a quale albero della Transilvania fossi allergica perchè starnutivo come una dannata. A tutti Alberto, a tutti. 
Uno scorcio della Trabnsilvania, nel distretto di Brașov.
Il Castello di Peleș, foto non proibita.

Altra nota a favore di Bucarest sono le famosissime terme, le più grandi d'Europa se non mi sbaglio. Esperienza degna se si amano saune e robe da Spa. Anche qui non ho foto perchè era proibito, l'ingegnere ne ha rubate un paio ma facevano pena. 

E niente, anche questa volta dal sud pontino è tutto. Adesso non mi resta altro che aspettare la chiamata dal padrone di casa per firmare il contratto e cominciare a gioire perchè dietro casa avrò l'Esselunga e io adoro l'Esselunga. Besos

domenica 25 agosto 2019

Priorità e ricordi

Mi ero dimenticata di aggiornare la pagina di presentazione. Al posto di "aspirante maestrina bacchettona" ora sono una maestrina bacchettona. Ho aggiunto anche il lavoro al centro linguistico della mia università, ve ne avrei parlato bene ma in quel periodo non "bloggavo". E' stata l'ultima volta in cui mi sono sentita parte di un "gruppo". Abbiamo provato anche a vederci fuori, ma dopo due aperitivi non ce l'abbiamo più fatta, ognuno coi propri impegni, ognuno con la propria vita. In quel periodo ho vissuto l'ambiente universitario così da vicino che mi è sembrato quasi di tornare matricola, solo con un po' di saccenza in più. Litigavo spesso (e a volte volentieri) con studenti che proprio non ne volevano sapere di studiare un po' per prendere una misera idoneità A2 di inglese. La più fantastica è stata una studentessa che, tra uno sclero e l'altro, ad certo punto ha esordito con un "ma tanto a che mi serve l'inglese, io faccio er DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo)". Stavo quasi per urlarle in faccia "veramente a che ti serve il DAMS, piuttosto" (no, non voglio offendere chi studia le nobili discipline dello spettacolo e delle arti in genere, era solo una battuta triste. In realtà se vuoi fare regia o critica del cinema et similia l'inglese ti serve eccome, altrochè). Come non potrò mai dimenticare una matricola di Ortottica che, tra uno spasmo e l'altro di eccitazione per essere entrata nel corso a numero chiuso, mi chiese "ma secondo te posso ridere nella foto del libretto?" e io le risposi un sarcastico "ma certo, basta che non fai pure la linguaccia". 

Alla fine basta cambiare un po' prospettiva, riportare qualche bel ricordo a galla. Le giornate non sono mica tutte nere, a volte lo dimentico da quando ho deciso di essere triste per allenarmi a non restarci male. Prossima settimana parto per la capitale rumena, io e l'Ingegnere ci prendiamo qualche giorno di vacanza, tra le terme più fiche d'Europa e il Castello di Dracula. E' stato un viaggio del tutto inaspettato, una specie di sorpresa. Abbiamo anche litigato per questo, perchè io le "sorprese" non riesco proprio a sopportarle (lo so, che lolita scassaca**i), però alla fine l'importante è partire, visitare un fetta di mondo insieme, un po' per volta. Ora sono in crisi con la storia dei liquidi nel bagaglio a mano, forse dovrò decidere se portarmi il correttore o il balsamo perchè tutti e due non c'entrano nella maledetta bustina e forse rinuncerò ai capelli morbidi, non voglio andare in giro con le occhiaie da vampiro in Transilvania, anche se sarebbe divertentemente appropriato.

Per il momento dal sud pontino è tutto, piuttosto sto cominciando a chiedermi se non debba già iniziare i preparativi per il trasferimento di ottobre, ma non saprei proprio da che parte iniziare, cosa si impacchetta negli scatoloni a parte i vestiti e la moka per il caffè? 

Besos