martedì 28 aprile 2020

Una maestra in #smartworking

Non so da dove cominciare. Anzi, non so proprio se cominciare. Ogni tanto mi alzo per affacciarmi al balcone per prendere quel poco di sole che il Presidente del Consiglio ci ha concesso, poi però ritornano le nuvole e allora boh, rientro e mi metto a scrivere qualcosa. 

Questo blog è sempre e solo stato un piccolo pensatoio, ho sempre accettato le (poche) opinioni altrui che sono passate di qui senza farne un dramma. D'altronde, non sono un'influencer di salsicce. Riprendo, quindi, dopo una lunga assenza fatta di tempi rapidi e dubbiosi, difficili da gestire. Riprendo, ma non so nè per come nè per quanto, perchè il blogging lo "pratico" da quando mi hanno regalato il mio primo pc a 16 anni (e ora ne ho quasi 30), però adesso è diventato complicato. E' complicato perchè a me piace questa forma di diario "aperto", però adesso è diventato tutto più tracciabile, se non colleghi i social al blog nessuno interagisce con te e anche se non lo fai potresti comunque trovarti qualche parente tra i "piedi". Qualche anno fa, ad esempio, avevo collegato un profilo twitter a questo blog. Blog nuovo, mail nuova, profilo nuovo. Mi sono ritrovata un cugino di primo grado tra i followers, non so neanche come cazzo sia stato possibile. Non mi va, non me la sento. Diciamo che mi piace farmi leggere, ma vorrei tenermi lontana dai "congiunti", per così dire, ma con il web tutto questo diventa un po' difficile. 

Mi sono trasferita ad ottobre, ho lasciato finalmente il nido familiare. Ho preso in affitto una stanza in una zona molto pittoresca di Roma, dove condivido gioie e dolori con due coinquiline non romane di cui una soltanto è rimasta qui come durante il lockdown. Tornare a casa dai miei? Neanche morta, qui sto una meraviglia: da sola in una stanza enorme, al mattino faccio esercizi di tonificazione pancia-glutei-braccia seguendo dei personal trainer su YouTube, il pomeriggio mi dedico al giardinaggio (ho scoperto un'ossessione per le piante che non sapevo di avere) e al lavoro, che in soldoni consiste nel preparare video lezioni di geografia per bambini di sei e sette anni che abitano dall'altra parte di Roma. Prima di inziare questa meravigliosa esperienza di smart working affrontavo un viaggio di circa sessanta minuti tra autobus e svariate linee della metropolitana, per arrivare in una zona di Roma dove la comunità bangladese è così forte che avere un bambino di nome Guglielmo su un'intera classe di nomi con pronunce alquanto complesse è un'emozione indescrivibile, per non parlare del fatto che mi sono capitati alcuni nomi dove non sapevo mai dove mettere la Y e ogni volta ricevevo disapprovazioni dai miei poveri alunni. 

Tornando a noi, questa cosa che che i miei alunni abbiano, purtroppo, una situazione socio-culturale abbastanza povera, non mi sta aiutando. Ho quattro classi e molte famiglie non hanno un pc, devono aspettare il ritorno del padre che, la sera dopo aver lavorato, riesce a concedere ai figli qualche ora di "studio" facendo guardar loro foto e/o video dal suo smartphone, l'unico della famiglia con accesso ad internet. Di lezioni in piattaforma non se ne parla, ogni genitore ha i suoi orari e non vogliono, alcune mie colleghe fanno lezioni in gruppi da tre su Whatsapp ed è molto complicato far coincidere gli orari con gli impegni di tutti. Io ho deciso di fare dei video che possono far vedere ai figli comodamente quante volte desiderano e negli orari più consoni ai loro impegni, già sto cercando in tutti i modi di non sbroccare quando mi arrivano compiti da correggere su Whatsapp il sabato sera alle dieci o durante i festivi, com'è successo a Pasqua e il 25 Aprile. Messaggi ai quali io non rispondo se non sono in "servizio", mi dispiace.

Mi mancano i miei bambini? Mi manca tutto. Di certo non mi mancano alcune colleghe con le quali non sono riuscita a legare per motivi "generazionali", appartenenti alla fazione dei diplomati magistrali con uno o due anni di esperienza che "sono contenta di fare il sostegno su un autistico così non mi porto i compiti a casa e sto tranquilla il weekend con mio marito" e potrei continuare per svariate ore. I bambini sì, loro mi mancano troppo. Mi chiamano con il nome di alcune famose gomme da masticare perchè il primo giorno di scuola mi sono presentata in classe con una maglietta con il logo di quelle cicche. Mi arrivano messaggi del tipo "maestra mi manchi, ma ci vediamo domani?", e io a settembre sarò sbattuta molto probabilmente in un'altra scuola di chissà quale zona di Roma o del Lazio (o dell'Italia) e chissà se davvero li rivedrò quei piccoli delinquenti. 


Salute mentale? Abbastanza scarsa, considerato che litigo con l'Ingegnere un giorno sì e l'altro pure. Abitiamo a due chilometri di distanza ma non ci è consentito vederci, e quando proviamo a farci una video chiamata sono costretta a farmi una chiacchierata di circa quaranta minuti con sua madre che adora chiacchierare con me e quindi non posso nemmeno uscirgli le tette perchè sarebbe imbarazzante. Mi sta leggermente sul cazzo, si può dire? Facciamo di sì. Io non lo so come ne usciremo da questa quarantena, come coppia. Abbiamo già "sofferto" il mio cambio di residenza che ci ha avvicinati ma che non siamo stati in grado di gestire. Orari diversi, abitudini diverse, non è stato facile e non lo sarà ancora per molto. Come tutti, sono alla disperata ricerca di un po' di normalità che chissà quando e come arriverà, e soprattutto a quale prezzo. Mi manca persino quella stronza di mia nonna che è in autoisolamento in Campania con quel pazzo furioso di De Luca, e io qui a piagnucolare perchè non trovo il burro di arachidi al supermercato sotto casa. 

Alla prossima, chissà. Tanto non abbiamo un cazzo da fare. Besos.


7 commenti:

  1. Ciao Lola, sono contenta di leggerti, è passato tanto tempo.
    Che dirti, proprio stasera ho scritto un post in cui faccio una scommessa sul futuro.
    Dipende tutto da noi. Mi ha fatto sorridere il tuo approccio con la scuola a distanza e tenerezza l'affetto che dimostri per i tuoi "bambini".
    Io sto lavorando da casa e pure di più di prima, per cui non è che proprio non faccio un cazzo. Però, nonostante la pandemia sono più serena. Aspetto.
    Ci leggiamo presto ;)

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    1. Ciao Mariella! ☺ è vero, in molti casi si lavora di più da casa e anzi, fortunati quelli che possono lavorare aggiungerei... Anche io cerco di essere serena per quel che posso, di crearmi una routine, per non pensare troppo ^^ a presto ☺

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  2. Eheh, è complicato, lo so bene io che lo vivo di riflesso.
    Avendo tenuto operativo il servizio del doposcuola -a distanza-, so bene che ci sono problemi con lo smartworking.
    Tu fai bene a non rispondere se non è orario, io ho visto docenti pretendere di fare lezione alla domenica pomeriggio...

    Moz-

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    1. Immagino che sia difficile fare il servizio di dopo scuola a distanza però date sicuramente una grande mano a tutti quei genitori che, per un motivo o per un altro, non possono proprio dedicarsi ai figli per lo studio, non è facile. Io credo che il "pretendere" sia sbagliato alla base, che senso ha chiedere di far lezione la domenica pomeriggio? A parte che non è legale, il nostro dirigente ci ha mandato delle circolari con degli orari ben precisi su come e quando fare didattica a distanza... Poi parliamoci chiaro, questi bambini si stanno perdendo tanto, ed è un vero peccato.

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  3. Hai avuto una buona idea per quanto riguarda i bambini e secondo me sollevi un problema per cui si è parlato poco, ovvero le famiglie senza pc! Dai che il 4 maggio è vicino e le cose con l'ing andranno meglio, e soprattutto le tette potrai mostrargliele live XD

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    1. Purtroppo anche in una grande città come Roma i problemi esistono eccome, diamo per scontato alcune tecnologie, io ho due telefoni un pc e un tablet (roba economica eh 😂) ma non è così per tutti! Comunque sì, ho tanta speranza nella fase 2,speriamo bene 😂 ps comunque sappi che in tutti questi mesi non ho smetto di leggere i tuoi beauty post 😍

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  4. Era il bello del blog: potersi aprire liberamente in totale anonimato, senza nessuno che giudichi ciò che si scrive. Come un diario ma più di questo. Come una chiacchierata con uno sconosciuto della cui opinione non importa a nessuno.
    Una sorta di nuova libertà di parola e di stampa.
    La stessa libertà, anche se diversa, è quella che si prova quando si va a vivere da soli, lontani (chi più, chi meno) dallo sguardo inquisitore della famiglia.
    (i cambi di abitudini vi hanno scombussolato? È normale: vedrai la convivenza :p)

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